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S. Pietro
Il soggiorno a Subiaco
Allontanatosi da Rocca di Botte, si recò a Subiaco dove fu ospitato nella chiesa di S. Abbondio, oggi S. Andrea, basilica e concattedrale. Visse con un certo Pietro, con il quale rimase cinque mesi, ´ senza mai, peraltro, desistere dalla predicazione. Viaggiava visitando i paesi circonvicini, ritornandovi spesso e facendo cose mirabili in nome di Dio Onnipotente '. Alcune delle quali non debbono essere dimenticate; ne furono testimoni oculari lo stesso Pietro ospitante e i suoi compagni Massaro e Giu-
seppe.
Mentre i su nominati Pietro e compagni in giornodi domenica sostavano davanti alla chiesa, videròl'omo di Dio Pietro per tre volte lottare aspramente con il demonio, come se egli stesse bastonando una bestia od un uomo e udirono chiaramente lo strepitio della lotta.
Un altro giomo, all'ora di pranzo, venne a mancare il vino. Allora il già menzionato Pietro mandò un fanciullo, chiamato Giuseppe, a prenderlo con un vaso di vetro. Il fanciullo, tomando, proprio nel momento del suo rientro in casa, ruppe il vaso ed il vino andò sparse per il pavimento. Pietro non riuscì a trattenere lo sdegno. Sgridò con violenza il fanciullo, minacciandolo. S. Pietro intervenne subito e con dolci ed umili parole smorzo il fuoco della collera: ´ datevi pace, disse, portate qua il vaso rotto e a tutto si rimediera '. Con i frantumi del vetro fra le mani, uscì, di casa. Poco dopo tornò con il vaso risanato e pieno di vino. Lo restituì a Pietro esortandolo a non rattristarsi mai nelle vicende della vita, perche nulla è impossibiie a Dio. Tutto ciò, nota a questo punto l'autore anonimo della vita del Santo, ci è stato riferito dallo stesso Pietro, priore della chiesa di S. Abbondio, e dai suoi compagni che viderò con i propri occhi ed ascoltarono con le proprie orecchie, confermando il tutto con giuramento. Molti altri miracoli operò il Signore per mezzo di S. Pietro nel medesimo luogo, che sarebbe troppo lungo e difficile narrare.
Durante la sua permanenza a Subiaco il nostro S. Pietro si recava spesso al Monastero di S. Scolastica. Si legge nella cronaca sublacense del 1052 che tutta l'Italia fu colpita da straordinaria penuria di generi alimentari. La fame opprimeva i poveri e spesso fu per loro cattiva consigliera. Il pensiero della rovina di tante anime, determinata dalla mancanza dei mezzi di sostentamento, indusse
il nostro Santo a chiedere l'elemosina allo scopo di andare incontro alle necessità dei più bisognosi.
Dio volle premiare l'eroica carità del Santo con uno strepitoso miracolo. Si portò al monastero di S. Scolastica, ove Pietro era già conosciuto e stimato. Senza preamboli si presentò al monaco che aveva il compito di dispensare i viveri e domandò pane per i suoi poveri. Così parlò il Santo: ' fratello carissimo, molti poveri di Gesù Cristo, nei quali Dio vuole essere amato ed aiutato, sono già venuti meno per la fame. Ti prego, dammi più pane che puoi affinchè io possa sovvenire alle necessità del nostri miserabili fratelli'.
II monaco rispose: ´ Dio mi è testimone: ho solo quattro pani e non so come fare per coprire oggi la mensa del monastero. Vieni a vedere e constaterai con i tuoi stessi occhi che non mentisco '.
´ Non dubito, rispose Pietro, della tua sincerità; però va pure alla dispensa e vi troverai tanto pane da poter abbondantemente provvedere al bisogno del monastero e del miei poveri '.
Il monaco si portò alla dispensa e con meraviglia la trovò piena di bianchissimi e profumati pani. Attonito di fronte a tanto prodigio, rendendo grazie a Dio ed al giovane traumaturgo, aiutò egli stesso il Santo a distribuire a tutti e con abbondanza il pane.
Un altro giomo, nello stesso monastero di S. Scolastica, ove era nuovamente venuto per procurare cibo ai suoi poveri, vide che in una stanza attigua alla cucina vi era una grande quantità di pesci pronti per esser cucinati e distribuiti, quindi, ai monaci per il pranzo del giomo. Si recò, allora, dal priore e gli domandò una porzione di quel cibo, da somministrare ad un povero infermo di cui aveva preso amorosa cura. Il priore accondiscese alla richiesta con entusiasmo e diede ordine al cuoco di consegnare a Pietro la sua (del priore)
porzione di pesce. Il cuoco, invece, non potendo e non volendo eludere completamente l'ordine del superiore, gli mise nelle mani due soli piccolissimi pesci. II Santo, insoddisfatto, insistette umilmente per avere uno dei pesci piu grossi. A tale richiesta lo sdegno del cuoco passo ogni limite e, travolto dall'ira, colpì Pietro con uno schiaffo dicendo: ´questo merita la tua importunità '. II Santo subì
sereno e gioioso l'insulto, e senza affatto alterarsi, si recò in chiesa a pregare per il suo oltraggiatore che era stato intanto raggiunto dal castigo di Dio con la paralisi immediata del braccio con il quale era stato percosso S. Pietro. Il cuoco, smarrito e lacrimante, corse dai monaci, confessò la sua colpa e mostrò ad essi la mano inaridita. La comunità impose al reo una pesante e pubblica penitenza.
Quindi il cuoco venne condotto in chiesa ove Pietro era ancora assorto in preghiera. Pentito, si prostro, domandò perdono, pronto ad eseguire qualsiasi cosa gli venisse ordinata e supplicò Pietro di impetrargli da Dio la guarigione del braccio. Ed il Santo: ´ Ti perdoni Dio, come io ti ho gia perdonato; non fare piu ad altri simili affronti '. Fece un segno di croce sul braccio inaridito che, alia pre-
senza dei monaci stupiti, tornò perfettamente sano.