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Amico Nemico

Racconti

IL LUPO: AMICO O NEMICO DELL'UOMO? di Federico Amati

Quel giorno la disgrazia era toccata a lui.

Un branco di lupi aveva sbranato quasi tutto il suo gregge.

Al mattino, Giovanni andava sereno ed allegro al suo lavoro, certo di aver messo al sicuro, la sera precedente, le sue pecore.

Ma la sua serenità cominciò a vacillare quando, strada facendo, notò inconfondi­bili orme di lupo che andavano in direzione del suo ovile.

La sua preoccupazione diventò angoscia quando vide la neve fresca rossa, sporca di sangue e sparsi tutti intorno lembi di carne straziata.

Quando arrivò ansimante all'ovile, lo spettacolo che si trovò davanti fu davvero agghiacciante: sulla neve inzuppata di sangue giacevano scannate, squartate, trascinate di qua e di là decine e decine di pecore.

E, in un silenzio irreale, si sentiva dall'interno della stalla, il pianto belante degli agnelli che chiedevano il latte.

Uno straziante strillo di disperazione "Noooh!" di Giovanni echeggiò per tutta la vallata.

Poi lo sfortunato pastore stette muto e disperato ad osservare lo scempio.

Né poteva consolarlo il fatto che di stragi di animali ad opera dei lupi ce ne fossero già state tante, pressoché ogni giorno e soprattutto negli ultimi tempi.

Il mal comune certe volte non fa mezzo gaudio.

La disperazione di Giovanni era disperazione e basta.

D'altronde la pastorizia era l'unica risorsa per sé e per la sua famiglia. Ora non aveva più nulla. Ora era ridotto al lastrico.

Passarono i giorni, recuperò quel poco che era possibile recuperare.

Pian piano, però, la sua disperazione si tramutò in determinazione: si, avrebbe dato la caccia, senza pietà, ai lupi e liberato il territorio di Trevi da queste bestiac­ce e ridato speranza, tranquillità e serenità ai pastori.

Si ingegnò, costruì trappole e tagliole, le disseminò per tutto il territorio prepa­randole con esche prelibate.

E un bel mattino, con sua grande soddisfazione, trovò che due lupi erano caduti morti trafitti dalle punte di ferro delle tagliole.

Se le mise sulle spalle le due bestiacce, per tornare a Trevi e mostrarle orgoglioso ai paesani.

Fu per Giovanni un trionfo. Tutti lo osannavano e lo acclamavano per aver tolto di mezzo due grandi pericoli per il loro lavoro, per il loro bestiame.

Un pastore, Pietro, conosciuto e rispettato per la sua autorevolezza, disse:

"Non basta ringraziare Giovanni a parole. Egli, uccidendo i lupi, ha fatto del bene a tutti noi e per questo merita una ricompensa. Perciò propongo che ogni pasto­re dia a Giovanni, in segno di riconoscenza, un quartuccio di grano".

La proposta fu entusiasticamente accolta. Un altro pastore aggiunse:

"Non basta. Egli ha liberato non solo il territorio di Trevi dai lupi ma tutto il cir­condario, perché il lupo ogni giorno percorre sette territori. Perciò, la ricompensa a Giovanni non la devono dare solo i trebani, ma anche i pastori dei sette territo­ri intorno a Trevi".

E' inutile dire che anche i pastori dei sette territori intorno a Trevi ben volentieri furono d'accordo a versare a Giovanni "un quartuccio di grano" per riconoscenza. Cosi, Giovanni, dopo aver imbalzamato i due lupi, girò per i sette territori per riscuotere la ricompensa.

E da quel giorno, chiunque avesse catturato o ucciso un lupo, poteva girare per i sette territori a riscuotere la giusta ricompensa.

Addirittura alcuni della caccia al lupo ne fecero una professione molto redditizia.


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