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Racconti
STORIA DI UN AMORE TRAGICO di Pomponi Katrine
- Mamma, cos'è quell'ombra nera che ogni mese va in giro per il paese, passa, corre e sparisce?
- Quell'ombra, figlia, è `jo spirdo". - E che cosa è `jo spirdo'?
- E' 1'anima dannata di qualcuno che è morto nel peccato. - E l'anima di chi è quell'ombra?
- E' 1'anima di Clelia, una donna morta suicida, tanto tempo fa, per amore. Essa vive inquieta nell'aldilà e ogni mese, nelle notti di luna piena, la sua anima, `Jo spirdo", torna nel paese dove è vissuta in cerca di suo marito.
- Mamma, raccontami la storia di Clelia.
Così la mamma cominciò a raccontare la storia di Clelia che, per amore, si gettò suicida nella Pentema.
Tanto, tanto tempo fa vivevano a Trevi Clelia e suo marito. Vivevano solidali, uniti e felici insieme.
Solo piccole incomprensioni, talvolta, avevano turbato il loro matrimonio. Ormai era tanto tempo che si erano sposati e la coppia non aveva figli.
E questo, in un ambiente dove la sterilità, quasi sempre attribuita alle donne, era considerata una cosa vergognosa, non era un affare di poco conto.
Cattiveria, rancore e invidia alimentavano le chiacchiere, i pettegolezzi di ogni genere:
"Clelia è di cattiva razza", "Dio non vuole che metta al mondo gentaglia della sua specie", "E' mula" ecc. ecc. ecc.
In un primo tempo i due sposi reagirono a tutte queste cattiverie con indifferenza. Pensavano: "Prima o poi un figlio arriverà".
Ma il figlio non arrivò.
Le chiacchiere malevoli cominciarono a minare la felicità, la serenità e l'unione dei due.
Clelia, contro il volere del marito, cominciò a ricorrere a una serie di pratiche strane, si affidò a maghi, fattucchiere e praticoni. Cominciò a fare uso di intrugli, di erbe e sostanze strane che si procurava chissà dove. Di "esperte" ce n'erano tante e c'era sempre qualche donna che ne sapeva più di lei.
Inutilmente. Più cercava di avere figli, più forte era la delusione perché non arrivavano, con più insistenza la poveretta ricorreva a quelle strane pratiche.
Il marito cercò in ogni modo di riportare Clelia alla realtà, dicendole:
- Non sei né la prima né l'ultima. Inutilmente.
La donna, ossessionata dal desiderio di avere figli, diventò sempre più intrattabile, scontrosa, insofferente di tutto, strana, con gli occhi spiritati ecc.
La storia andava avanti in un crescendo sempre più irreale.
Pian piano la pazienza e la resistenza di chi le stava vicino si esaurirono.
Il marito, per sfuggire a quella vita che per lui era diventata impossibile, un bel giorno, di nascosto, fuggì di casa per chissà dove. Di lui non si seppe più nulla. Passarono i giorni. Passarono gli anni.
Clelia pensava: "Prima o poi mio marito tornerà da me". Ma il marito non tornava.
Clelia andò per paesi e città, cercò per case, per chiese, conventi, dappertutto. Niente. Il marito era svanito nel nulla.
La poveretta si sentì persa. Né si trovò qualcuno disposto a comprenderla e a darle aiuto. Tutti cominciarono a deriderla come "pazza". Eppure la mente di Clelia era tragicamente lucida.
Disperata per il grande amore che sentiva per il marito scomparso e non riuscendo più a resistere al dolore, alla disperazione, alla indifferenza, alla cattiveria gratuita della gente, una notte si gettò nella Pentema che la inghiottì nelle sue viscere portando con sè la storia di un amore tragico.
E `Jo spirdo"di Clelia, ancora oggi, continua a sussurrare flebili lamenti che i più attenti sentono provenire dalle viscere della Pentema e da cui, nelle notti di luna piena, riaffiora per tornare a Trevi in cerca del marito scomparso.