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S. Pietro Eremita
Canonizzazione e traslazione del corpo di S. Pietro
Erano trascorsi 163 anni dalla morte di S. Pietro.
La fama della sua santità si diffondeva sempre più
con il ripetersi di nuovi fatti miracolosi. Si pen-
sò, quindi, a traslare in luogo piu decoroso le sue
reliquie per risvegliare e incrementare la devozio-
ne del popolo verso il S. Patrono.
La canonizzazione di S. Pietro avvenne in Trevi il 1°
ott. 1215 (era Papa Innocenzo III), e fu celebrata dal
Vescovo diocesano di Anagni Giovanni V con la par-
tecipazione di altri Vescovi della Campania. Il
nome di S. Pietro fu inserito nel martirologio ro-
mano con Decreto della Congregazione dei Riti del
24 novembre 1691. Durante il rito della Canoniz-
zazione, una colomba, entrata con placido volo per
una finestra della chiesa, si poso sul sepolcro per
poi ripartire e scomparire attraverso la finestra
medesima per cui era entrata. Questo fatto pare
abbia dato origine allo stemma del Comune di
Trevi nel Lazio costituito da cinque monti, su due
piani, sui quali si posa una colomba.
Le reliquie e le immagini del Santo si sparsero
un pò dappertutto nella regione dell'Aniene. La fe-
sta è stata celebrata e si celebra tuttora con gran-
de solennità; il popolo dà il suo generoso e com-
movente contributo in segno della profonda devo-
zione al Santo Protettore. Un particolare signifi-
cativo e caratteristico della festa: l'arrivo e il rice-
vimento ufficiale dei cittadini di Rocca di Botte
(i cittadini di Rocca di Botte e quelli di Trevi so-
gliono chiamarsi ´ compari ') i quali ogni anno nel
mattino del 29 del mese di agosto vengono nume-
rosi in pellegrinaggio a rendere devoto omaggio
al sepolcro del Santo e dalla popolazione trebana
vengono ospitati con sincera e grande cordialità.
Da pochi anni a questa parte i trebani restituisco-
no la visita ai cittadini di Rocca di Botte, esatta-
mente nell'ottavo giomo dalla festa del Santo.
I compari di Rocca di Botte con altrettanto entu-
siasmo ed affetto accolgono nel loro paese i cit-
tadini di Trevi.
Nel 1619 fu eseguita in forma solennissima la rico-
gnizione e traslazione delle reliquie di S. Pietro;
intervennero il Vescovo di Anagni Antonio Sene-
ca, gran parte del Clero e numeroso popolo, il ri-
cordo del fatto e descritto, in sintesi, in una epi-
grafe incisa nel marmo posta sul pilastro sinistro
dell'Altare, che, in occasione dei recenti restauri,
si è creduto bene murare lungo la scala che dalla
Chiesa superiore porta a quella inferiore. Le reli-
quie del Santo furono sistemate in un piccolo sar-
cofago di pietra posto sull'Altare della Cripta. In
questo sarcofago furono conservate sino al 1952,
quando, per iniziativa dell'allora Parroco di Trevi
D. Gianni Curcio, fu fatta la terza ricognizione
delle ossa di S. Pietro.
Domando scusa ai lettori se mi permetto spendere
qualche parola su questa .ultima ricognizione, ef-
feftuata in occasione del nono centenario della
morte di S. Pietro celebrato con molta solennità
dai popoli di Trevi e di Rocca di Botte. Lo scri-
vente, in qualità di Notaro ecclesiastico, ha parte-
cipato al Rito svolto nel mese di luglio 1952 (era
Papa Pio XII).
Erano presenti: Mons. Lorenzo Simone Salvi, Ve-
scovo Titolare di Diocesarea ed Abate Ordinario
di Subiaco; Mons. Alfonso Carinci, Segretario del-
la Sacra Congregazione dei Riti; il Padre Benedet-
issimo D. Clemente Orlandi, promotore sinodale del-
la Curia di Subiaco. Erano presenti come testi: D.
Nicola Tozzi, Parroco di Rocca di Botte, i Signori
Del Signore Angelo ed Amati Vincenzo, il dott.
Lorenzo Simpa, medico perito della Sacra Congre-
gazione, il dott. Vaccari Mario, condotto in Trevi
nel Lazio, il dott. Sibilia Lino, condotto in Giulia-
no di Roma, medici assistenti di fiducia di sua Ec-
cellenza Mons. Lorenzo Salvi.
Le sacre ossa trattate e ricomposte a norma di Di-
ritto Canonico, sono state sistemate in una nuova
urna di bronzo (ditta Brandizzi di Roma) donata
dai popoli di Trevi e di Rocca di Botte. Tutti i
particolari della solenne celebrazione li lasciamo
ai cultori della storia.
Mi piace concludere questo breve lavoro che ha in-
tento esclusivamente pastorale, augurando che la
lettura della vita di S. Pietro Eremita giovi a rin-
saldare la fede vacillante di tanti, travolti e talora
schiacciati da agnosticismo e materialismo dila-
ganti, negatori di ogni valore umano e cristiano.
S. Pietro di mille anni fa paria ancora oggi alle
menti ed ai cuori, e ricorda che nulla è piu grande,
i prezioso e gioioso dell'amore di Dio e del prossi-
mo e che la nostra vera patria non è la terra ma
il Cielo. Quel Cielo che Pietro ha meritato e con-
quistato alla sola giovanissima età di 24 anni.