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Capo d'acqua

Racconti

TESORO DI CAPODACQUA di Anna Benedetta Del Signore

A cavallo tra il Settecento e l'Ottocento e dopo l'unità, si assistette in Italia alla recrudescenza del brigantaggio che, d'altronde, in forme meno appariscenti ed eclatanti, nel nostro territorio era sempre esistito.

Tralasciando un'analisi più accurata del brigantaggio, possiamo dire che i brigan­ti erano soprattutto contadini e pastori che si ribellavano alle miserie e ai soprusi dello Stato e dei signorotti feudali e, non conoscendo altra forma di lotta che la violenza privata, si davano alla macchia da dove scendevano per rapinare, saccheg­giare, uccidere e sequestrare, spesso protetti dalla popolazione.

Il nostro territorio era l'ideale per nascondersi e sfuggire alla giustizia e vi agiva­no numerose bande di briganti.

Al brigantaggio "politico" si sovrappose un brigantaggio spicciolo di pastori e con­tadini, che, privatamente, non collegati tra loro, si davano alla macchia e al sac­cheggio.

Spesso i briganti erano visti come eroi popolari alla Robin Hood "che toglievano ai ricchi per dare ai poveri" e intorno a loro nacquero leggende e racconti folclo­ristici ed affascinanti che si raccontavano nelle lunghe serate invernali davanti al camino acceso.

Sorsero e si tramandarono, così, storie di tesori sotterrati dai briganti e dei tenta­tivi riusciti o meno di recuperarli.

Ora vi voglio raccontare la storia del "Tesoro di Capodacqua".

Tanto tempo fa, si nascondeva nell'Alta valle dell'Aniene una banda di sette bri­ganti che, di tanto in tanto, scendevano dai loro rifugi nelle grotte inaccessibili delle nostre montagne, per compiere scorrerie verso Fiuggi, Subiaco, Avezzano ecc. e dopo aver rubato, rapinato e saccheggiato ogni ben di Dio, tornavano nei loro covi.

L'attività dei briganti, o per paura o per tornaconto o per la loro fama di giustizie­ri sociali, era spesso coperta e protetta da contadini e pastori che, in cambio, otte­nevano che i loro campi e le loro proprietà fossero risparmiate dalle razzie, dai furti e dalle vendette.

Così i briganti avevano accumulato enormi ricchezze: oro, pietre preziose, mone­te di ogni tipo ecc.

Tuttavia il tempo dei briganti era finito e le loro imprese volgevano al termine. La fortuna aveva voltato loro le spalle, l'esercito aveva circondato il territorio per

ripulirlo dai malviventi.

I briganti si sentivano in trappola.

E allora, che fare dell'immenso tesoro che avevano accumulato? Il loro capo propose:

"Lo nasconderemo nella grotta di Capodacqua e, una volta scontata la galera e riconquistata la libertà, lo recupereremo e vivremo da signori".

Così detto, il capo - brigante, che aveva anche la fama di stregone, chiamò il suo cane, lo afferrò, estrasse un coltellaccio, lo conficcò senza alcuna pietà nella gola della povera bestiola e, dopo aver pronunciato parole magiche incomprensibili, minacciò:



"Chiunque vorrà recuperare il tesoro, dovrà fare i conti con il fantasma di questo „

cane .

Cosi detto, gettò il cane ancora sanguinante e latrante nella voragine della grotta. Poi, rivolto ai compagni silenziosi ed esterrefatti, aggiunse:

"E nessuno potrà recuperare il tesoro se non pronunciando per tre volte di segui­to queste parole: Méti, méti acqua, reempiete cupella, asseccate fontana. E chiunque volesse recuperare a tradimento il tesoro, mal gliene venga".

Così i briganti nascosero il tesoro e provarono a fuggire per salvarsi. Purtroppo per loro le cose andarono diversamente.

I briganti furono catturati, sommariamente processati e passati per le armi. Il tesoro rimase nella grotta per tanto tempo.

Intanto, però, la storia del tesoro di Capodacqua fece il giro del paese. Tanti cercarono di recuperarlo, ma nessuno ci riuscì.

Molti cominciarono a dubitare del tesoro, fino a quando un pastore, che già tante volte aveva cercato di recuperarlo, dormendo nel pagliaio della sua stalla ai Vignai, ebbe un sogno.

Gli apparve un suo bisnonno che aveva conosciuto e collaborato con i briganti. Gli disse:

"Consumi il tuo tempo e la tua vita cercando una facile ricchezza. Ebbene, la ric­chezza è a tua portata di mano.Vai a Capodacqua, entra nella grotta, pronuncia le parole magiche: Méti, méti acqua, reempiete cupella, asseccate fontana!. L'acqua si ritirerà e, così, ti apparirà e potrai recuperare il tesoro".

La mattina seguente il pastore, preso tra l'ansia e l'euforia, si recò alla grotta.Si guardò intorno. Non c'era nessuno. Entrò con cautela per non inciampare. Accese una torcia. Trovò davanti a sé un fiume d'acqua gorgogliante. Si fermò. Con un tono solenne cominciò:

`Méti, méti acqua, reempiete cupella, asseccate fontana!" Dopo un attimo di pausa riprese più forte:

“Mléti, méti acqua, reempiete cupella, asseccate fontana!"

Il cuore del pastore ormai batteva forte, forte, veloce, sempre più veloce. E con quanta voce aveva, per la terza volta:

"Méti, méti acqua, reempiete cupella, asseccate fontana!" "Ci siamo!"

L'acqua cominciò a scendere pian piano di livello.

Il fiume, ritirandosi, si era diviso in due piccoli rivoli, creando nel mezzo come una piccola isola da dove ........ pian piano affiorò e cominciò a sollevarsi una cassa di ferro.

Era il Tesoro di Capodacqua!!! Che emozione!

Dopo un attimo di smarrimento, il pastore si tuffò sul tesoro, lo afferrò, si sentì ricco, straricco. Col pensiero fece, in un attimo, mille progetti.

Ma mentre tentava di sollevare la cassa....

Ecco davanti a sé un cane sanguinante dalla gola che abbaiava minaccioso, latra­va, digrignava i denti, spalancava la bocca per afferrarlo, per azzannarlo....

Il pastore, preso dal panico, lasciò cadere la cassa in terra e la torcia nell'acqua che aveva ripreso a scorrere abbondantemente.

Guadagnata a stento l'uscita della grotta, corse di qua e di là, senza meta, a perdi­fiato. La moglie e i figli lo cercarono invano per tutta la giornata.

Tornò a casa a notte fonda, sporco, lacero, stralunato e fuori di sé.

Rispondeva alle domande con parole senza senso. Si ammalò di una malattia su cui nessun medico seppe dare una spiegazione plausibile e da cui non si riprese più. Ogni cura fu vana.

Dopo poco tempo il povero pastore morì, portando con sé il segreto del Tesoro di Capodacqua.


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