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Il Fantasma

Racconti

IL FANTASMA DEL CASTELLO di Katrine Pomponi

Spesso gli antichi manieri sono legati a storie e leggende di fantasmi. Ora racconto una leggenda di fantasmi ambientata al castello di Trevi. Era una fredda serata d'inverno, il buio era già calato sulle case e sui campi. Il vento freddo da est, j'aquilone, sferzava la vallata con ululanti gelide folate. La povera gente infreddolita rincasava, desiderosa di coricare le stanche membra dopo un'altra giornata di duro lavoro.

Ormai nelle povere case tutti si accingevano a spegnere i lumi e a coprire con la cene­re quella poca brace rimasta nel camino che sarebbe servita per riavviare il fuoco il giorno seguente.

Ad una ad una, le poche luci del paese si spensero. Trevi sembrava proprio un paese fantasma.

Tutto ormai era avvolto da un profondo silenzio interrotto dai sibili furiosi del vento, quando all'improvviso si sentì, in direzione del castello, un boato assordante seguito da un respiro intermittente, profondo, affannoso e cavernoso e poi tanti rumori simi­li a rantoli strani ed incomprensibili.

Tutti impauriti saltarono dal letto, chiedendosi cosa fosse stato e invitandosi recipro­camente a stare calmi.

Ad uno, ad uno i lumi delle case si riaccesero, come luci di un presepe.

Qualcuno impaurito fece capolino dall'uscio di casa. I più coraggiosi uscirono per strada, controllarono dietro gli angoli, dietro le siepi. Niente.

Una donna dalla finestra azzardò: - E' stato il fantasma del castello! Tutti furono d'accordo.

- Si, si, e' stato il fantasma del castello.

D'altronde, da chi, da che cosa poteva venire quel respiro affannoso e cavernoso se non da un fantasma? Un fantasma che magari era tornato per riappropriarsi del pro­prio territorio e dei suoi luoghi minacciati dall'intrusione di estranei!?

Ma si, si, era un fantasma, il fantasma del castello.

Tutti tornarono a casa preoccupati e impauriti. Nessuno quella notte riuscì a chiude­re occhio. La mattina seguente le discussioni ripresero più insistenti:

- Il fantasma si, ma il fantasma di chi?

Il castello, in epoca, medievale era stato abitato da tanti cavalieri, feudatari, padroni cattivi e prepotenti. Tra loro c'erano stati dei combattimenti e lotte sanguinose. Molti di loro erano morti in modo violento.



E allora forse c'era più di un fantasma nel castello!

Si, si, tutti quei rumori non erano altro che i segnali di una lotta tra fantasmi per il possesso del castello. E allora, che fare?

Una vecchietta suggerì:

- Chiamiamo un prete che venga a ribenedire il castello. Tutti approvarono la proposta.

Tre donne intraprendenti si recarono subito dal parroco.

Quest'ultimo già aveva notato che nel paese c'era qualcosa di strano, una certa agita­zione.

Ascoltò i fedeli e, anche se un pò scettico, prese gli arnesi sacri (crocifisso, vangelo, acqua santa... ) e si avviò verso il castello seguito da un numero sempre più crescen­te di curiosi.

Tutti timorosi, impauriti e in trepida attesa si raccolsero in preghiera. La tensione e la preoccupazione erano alle stelle.

E mentre il prete pronunciava le parole della benedizione e si apprestava a spargere l'acqua santa, un uomo spaccone, fanfarone e strafottente lanciò con forza, attraver­so una finestra, una grossa pietra dentro il castello dicendo:

- Fantasma, se hai coraggio, esci fuori!

E, sorpresa, forse per l'acqua santa o forse per il lancio della pietra, un grosso gufo, con un rumore di ali sbattute violentemente, svolazzò via altrove.

Tutti un po' delusi ma sollevati e tranquillizzati, esclamarono: - Ohhh! Ma era solo un barbagianni!?

Ma a una donna rimasero molti dubbi:

- Si, si, sembra un barbagianni. Ma per me è `jo spirdo" di qualche disgraziato che è scappato per paura dell'acqua santa.

"Spirdo" o barbagianni? Chissà!?




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