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Organo
L'organo monumentale della collegiata di Santa Maria Assunta di Trevi del Lazio, costruito da Ennio Bonifazi nel 1634, è collo- cato in controfacciata su cantoria, entro una sontuosa cassa in legno di gattice e castagno, dipinta nei colori del verde, decorata da colonne, plinti e capitelli, ricchi intagli, cornici e fastigi rifiniti a foglia d'oro. Lo strumento riveste primaria importanza nel panorama dell'arte organaria del centro Italia in quanto è uno dei pochi manufatti supersti- ti del celebre organaro spoletino, operante in Roma. L'organo, nonostan- te ripetuti restauri e ampliamenti apportati nei secoli, conserva pressoché integri i suoi elementi costitutivi. Vale la pena ricordare che Ennio Bonifazi è stato uno dei maggiori esponenti dell'arte organaria della prima metà del 1600 e assieme al con- terraneo Luca Blasi, autore del celebre organo giubilare in San Giovanni in Laterano a Roma (1599), hanno dato con le loro opere un'impronta fondamentale alla scuola organaria romana del '600 e del '700. Lo strumento trebano si presenta composto da una mostra in stagno appartenente al registro del Principale, disposta in tre campate di cui cia- scuna a cuspide centrale, del tipo: 11-9-11. La canna maggiore di ciascu na campata è caratterizzata da sbalzatura a tortiglione su tutto il corpo, elemento decorativo riportato su molti organi nell'aerea romana. Lo strumento all'atto dello smontaggio presentava modifiche subite nel corso dei secoli: il contratto originale, redatto dal Bonifazi nel 1633, presenta in dettaglio le caratteristiche costruttive. Tale documento, recu- perato nell'Archivio di Stato di Frosinone, si è reso indispensabile per una più facile lettura e come punto di riferimento per affrontare il pro- blema della conservazione, restauro e ripristino con criteri di corretta filologia e rigore metodologico. Dopo lo smontaggio (vedi pag. 21) lo strumento è stato trasportato in laboratorio per le indagini in dettaglio su tutti gli elementi conserva- ti. I1 somiere è apparso subito modificato, in quanto le aggiunte recenso ri risultavano evidenti e realizzate in maniera grossolana; i fori destinati in origine al Flauto in XII erano stati modificati con l'aggiunta di due stecche in coperta per fare posto ad un registro spezzato in bassi e sopra- ni, così pure le ultime due file di ripieno hanno subito una aggiunta tra- mite scavi praticati sulla coperta originale, per estendere il ripieno a due file di trigesime; inoltre il registro del secondo Principale iniziante da D02, le cui prime otto note sono in comune con il Principale primo, era stato trasformato in Voce umana. Tuttavia sotto tali imbratti permanevano le caratteristiche unitarie di un disegno ben definito, in linea con una tradizione consolidata che prevedeva uno o due principali, un ripieno variamente esteso cui si affiancavano solo due registri di flauto, la costante adozione del tremolo (la Voce umana labiale comparirà soltanto nel 1723), tradizione che non ha bisogno di novità per ritenersi perfetta. Dopo l'apertura del grande somiere a tiro in legno di noce, tutti i componenti sono stati ripuliti e trattati con biocida, i ventilabri distacca- ti; alcuni di essi, recensori in abete, sono stati accantonati e ricostruiti in legno di noce, sulla scorta di quelli rinvenuti originali. Effettuata la ripia- natura delle superfici di scorrimento delle stecche e il ripristino della stec- ca unica del Flauto in XII, sono stati suturati con resina epossidica i fori di farfallamento lasciati da insetti xilofagi; di seguito il somiere è stato rimontato e guarnito di nuove impellature; alla tavola della secreta sono stati ricostruiti i cappucci in pelle fine di agnello; i trasporti recensori pra- ticati in coperta per alimentare le nuove file di ripieno sono stati colmati con innesti in noce e ripassati i fori in asse con i sottostanti delle stecche e del somiere; le coperte sono state ricollocate sul somiere e fissate con i chiodi originali, preventivamente disossidati e guarniti di cuoio. L'organo fu dotato da subito, così come riportato nel contratto, di nove canne di contrabbasso 16' tappato, con relativo somiere; quello rin- venuto probabilmente non è originale, ma essendo di ottima qualità e fattura, si è deciso per la conservazione: pertanto è stato aperto e ripuli- to, trattato con antitarlo e si sono sostituite le impellature; infine lo si è richiuso e lucidato a cera. Così pure la relativa catenacciatura, dopo la pulitura dei ferri e il consolidamento della tavola, è stata recuperata. Sono state restaurate le nove canne in castagno del pedale; le prime tre hanno richiesto un allungamento in quanto diminuite da interventi maldestri di accordatura. Dopo il loro consolidamento e il trattamento antitarlo sono state lucidate a cera. Inoltre il somiere di basseria rinvenu- to riportava la presenza di un Timpano di fattura ottocentesca: si è deci- so per il mantenimento dell'effetto speciale, che seppur non previsto dal- l'originale contratto di Bonifazi, non intacca il funzionamento dello strumento e non ne altera l'identità; di conseguenza le due canne aperte in legno di castagno sono state restaurate e ricollocate. Le canne in metallo dopo un accurato lavaggio sono state censite, riordinate e accantonate quelle di fattura moderna aggiunte da Piccinelli nel 1976; le originali numerate dalla mano del costruttore, o comunque molto antiche, sono state ricomposte secondo i registri previsti dal con- tratto, che del resto corrispondevano alle stecche originali presenti sul somiere. Hanno ritrovato la loro sequenza progressiva il Principale, il Principale II, costruito con taglio lievemente più grande del precedente (reale da D02), l'Ottava, i Flauti in VIII e in XII. Questi ultimi erano stati riuniti, con la perdita purtroppo di una serie consistente di canne per entrambi i registri; del Flauto in VIII, ini- ziante da Do2 le cui prime otto canne sono in comune con il registro dell'Ottava, sono state ricostruite le prime nove canne. Per il Flauto in XII sono state ricostruite le canne da Do, a Re2 e le canne piccole del- l'ultima ottava. Per le integrazioni dei due registri di Flauto sono state prese a modello le canne superstiti originali. La Decimaquinta e la Decimanona hanno ritrovato la loro sequenza di origine, seguendo una numerazione abbastanza antica; più arduo e dif- ficile è stato il riordino delle restanti tre file di ripieno. Le prime ottave della Vigesimaseconda e della Vigesimasesta sono state riordinate; le restanti acute, anche se antiche, risultavano di varia fattura e di diversi periodi di costruzione e sono state recuperate e inserite secondo la scala- tura in questi due registri. La Vigesimanona, quasi del tutto mancante, è stata ricostruita ex-novo, tenendo conto di misure, spessore di lastra e proporzioni di bocca, sulla scorta delle canne originali. I ritornelli di tutte le file del Ripieno sono al limite di acutezza classico di un ottavo di piede. Le canne, dopo il lavaggio con acqua e sapone, sono state rimesse in forma e restaurare; particolare cura hanno richiesto le canne della faccia- ta, attaccate in più punti dal cancro dello stagno: innesti e suture con materiale antico sono stati eseguiti soprattutto all'altezza delle legature al reggicanne. Un attento studio delle canne di facciata e dei tagli di accordatura ha consentito il recupero del corista originale, 420 Hertz circa. Le aperture recensori sono state richiuse mediante saldatura e i chiari segni delle finestre praticate in origine hanno inoltre permesso di ritenere più che certa la presenza di un'accordatura di tipo inequabile, riscontrandovi le chiare frequenze del Tono medio. A conferma di ciò la prima canna del secondo Principale (Do2), e altre dello stesso registro, apparse integre, non hanno richiesto allungamenti di sorta, inserendosi nelle frequenze del temperamento mesotonico regolare. Le canne interne, tutte realizzate in piombo di notevole spessore, hanno richiesto suture e allungamenti, in alcuni casi anche di un tono. Più complesso si è presentato il recupero dell'intonazione di origine: effettuata una rigorosa analisi comparata sulle canne apparentemente integre, si è pervenuti alla constatazione che, a seguito dell'innalzamento del corista e delle pressioni, gli interventi apparivano in alcuni casi mode- sti, ma erano alterati i fori dei piedi delle canne e inoltre le anime delle canne avevano subito in alcuni casi il ripasso e l'approfondimento dei dentini, presumibilmente originali. Per quanto possibile, con opportune operazioni sono stai ribaditi i recensori più profondi, ripristinate le geo- metrie delle bocche e dei fori al piede, in quanto la pressione adottata, dopo varie prove sul somiere, è stata fissata a 42 mm in colonna d'acqua, valore al quale cessava una troppo diffusa ottavizzazione dei corpi sonori; questa forza di vento si è dimostrata sufficiente ad un attacco pronto e spiccato e a sostenere un suono a regime pienamente soddisfacente. Il crivello rinvenuto, seppur costruito in legno di abete e fissato su telaio da chiodi di ferro, non pare essere quello originale, ma è di fattu- ra abbastanza antica, tanto che riporta le modifiche apportate nel tempo alla composizione fonica con sovrapposizioni e adattamenti in modo da ridurre la grandezza dei fori per i nuovi registri. In questo restauro si è ritenuto di mantenerlo, apportando gli opportuni interventi di ripristi- no. Dopo una attenta pulitura tutte le parti sono state trattate con anti- tarlo e si è reso necessario consolidarlo con una tela incollata sul lato sot- tostante e resa amorfa in modo da garantire la solidità di uno spessore alquanto esiguo. La tastiera rinvenuta è databile alla fine dell'Ottocento per le sue caratteristiche e misure e per il taglio pianistico; di conseguenza si è deci- so per il suo accantonamento. Seguendo la proiezione dei catenacci, è stata ricostruita una tastiera con proporzioni e misure su modello di esempi dell'epoca, le leve sono state realizzate in abete, i tasti sono stati rivestiti in bosso per i diatonici e in noce con copertina in ebano per i cromatici; modiglioni e capotasti, prendendo spunto da tastiere della scuola romana seicentesca. La pedaliera a leggio, anch'essa di fattura ottocentesca, è stata restau- rata e ricollocata. Dopo lo smontaggio il telaio di supporto e le leve dei pedali sono stati ripuliti e integrati, trattati con biocida e consolidati, guarniti di nuove feltrature e in fine il tutto è stato lucidato a cera. La manticeria rinvenuta al momento dello smontaggio era di tipo a lanterna con pompe di carico, collocata sul finire dell'Ottocento in luogo dei tre mantici a cuneo, descritti anche nel contratto del 1633. Probabilmente i mantici in origine erano collocati all'interno della cassa, due di essi sul basamenti interno, contrapposti tra loro, il terzo posizio- nato su apposito sostegno in alto all'interno della cassa, su due travi ancorate alla parete di fondo mediante muratura; in questo restauro e ripristino si è optato per l'accantonamento della manticeria più recente. Si è dato seguito alla ricostruzione di tre nuovi mantici a cuneo in legno di gattice di idonee proporzioni, della relativa crociera e tubi portavento. Purtroppo non è stato possibile riposizionare nello spazio occupato in origine la ricostruita manticeria in quanto la cassa è stata modificata nella parte inferiore. Ma soprattutto un contrafforte a catena in ferro, collocato all'inizio del `900 per consolidare le pareti perimetrali della chiesa, attraversa la cassa al suo interno proprio nella zona ove era ospi- tato il terzo mantice; pertanto come scelta obbligata è stato predisposto un apposito telaio in legno poggiante sul pavimento della cantoria a lato dell'organo per ospitare la nuova manticeria a vista, con relative ruote di sollevamento. Le catenacciature originali sono di tipo tradizionale; i ferri issati su tavola in abete mediante strangoli realizzati con filo di ottone sono stati ripuliti con mezzi meccanici da incrostazioni e ruggine, infine trattati con vernice trasparente protettiva e regolati nei movimenti. La catenac- ciatura dei registri anch'essa è stata sottoposta a pulitura, i ferri e i brac- ci sono stati disossidati, così pure il tirapieno a rastrello originale, realiz- zato in ferro. Effettuate in laboratorio le prove di verifica dei somieri, l'organo è stato avviato al rimontaggio nel luogo di origine. Ricollocato il somiere di basseria e il somiere maggiore, allacciate le catenacciature alla tastiera e ai registri, sono stati ricostruiti i pomelli torniti in legno di noce e i tiranti in ferro, di seguito sono stati collegati i nuovi tubi portavento alla manticeria. Si è reso necessario ricostruire il Tremolo dolce, andato perduto, prendendo a modello alcuni esempi di scuola romana conservati; esso è stato realizzato mediante un ventilabro dotato di contrappeso, alloggia to su apposito telaio con la meccanica di azionamento, nel portavento principale. Così pure l'effetto speciale (usignolo) andato perduto, è stato rico- struito su modelli storici, in vaschetta d'acqua con quattro canne ad immersione, azionato da un apposito ventilabro originale collocato all'interno della secreta e da relativa meccanica d'inserimento.