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Organo Bonifazi
Fin dall'inizio del mio servizio pastorale nella Parrocchia di Trevi
mi sono reso conto dell'enorme ricchezza umana, culturale, stori-
ca e artistica - di cui l'organo del Bonifazi del 1634 è uno splen-
dido esempio - della comunità trebana.
L'organo, lo sappiamo, è uno strumento musicale incomparabile,
dotato di una complessa architettura e di una multiforme ricchezza di
timbri, che lo rende unico e conferisce a ciascun esemplare una sua pro
pria "personalità musicale". E l'organista, che gli dà voce, deve capirne la
fisionomia, individuare i rapporti tra i differenti registri, entrare in sin-
tonia con lo "spirito" dell'organo, prima di poter con esso dare vita alla
musica che intende proporre con l'interpretazione che nasce dal suo pro-
prio spirito. L'organo può dar voce a mirabili esecuzioni solistiche rivol-
te a procurare nell'ascoltatore un appagamento estetico, sia pure di alto
valore spirituale, ma, prima ancora, tendenti ad associarsi al nostro spiri-
to nell'esprimere i suoi sentimenti più umili e più alti rivolti a Dio. Esso
sostiene con un suono soffuso e tenue il canto dell'anima orante, ma la
può anche incantare con la dolcezza di melodie serene e pure, o avvolge-
re come in una luminosa nube musicale, in infinite volute, o trascinarla
con fughe ritmate da un incalzante contrappunto, o anche travolgerla
con il peso di grandiose armonie di intensa sonorità in cui la mente sui
perde e trema il cuore.
La costituzione Sacrosantum Concilium, del 4 dicembre 1963, recita:
"Nella chiesa latina si abbia in grande onore l'organo a canne, come stru-
mento musicale tradizionale, il cui suono è in grado di aggiungere mira
bile splendore alle cerimonie della chiesa, e di elevare potentemente gli
animi a Dio e alle realtà celesti". Sono parole che non abbisognano di
commento. L'organo è sempre stato lo strumento proprio della chiesa
perché, per le sue dimensioni, poco si adatta ad essere usato al di fuori
del tempio, ma soprattutto perché la Chiesa ne ha saputo cogliere e pro-
muovere la innata vocazione all'uso liturgico. La chiesa è sempre stata
promotrice del bello e delle espressioni artistiche, non per uno sterile
compiacimento estetico, ma per arricchire lo spirito del popolo cristiano,
attraverso le più alte espressioni culturali.
Il nostro organo, testimone prezioso della cultura del passato, pur-
troppo non si suonava più, a causa del suo degrado e della insufficiente
sicurezza della cantoria. Mi sono subito adoperato per mettere in sicu
rezza la cantoria e per dare una sistemata all'organo ma mi sono reso
conto che occorreva un intervento ben più profondo.
Avvalendomi della competenza e amicizia del M° Luca Salvadori di
Alatri, è stato effettuato uno studio sull'organo e un progetto esecutivo di
restauro. Successivamente sono state interpellate varie ditte organarie e
dopo attenta analisi è stata incaricata del restauro la Ditta Bevilacqua
Augusto s.n.c. di Eligio e Fernando. Il 10 marzo 2006 la Soprintendenza
ha espresso il suo benestare al progetto di restauro. I lavori, iniziati il 7 giu-
gno 2006, sono stati ultimati in data 15 dicembre 2008. Durante il lavo-
ro sull'organo sono stati eseguiti dalla Ditta Paolo Damiani e Veronica
Westenberg anche il restauro della parte lignea dell'organo e dei dipinti
murali adiacenti, autorizzati dalla Soprintendenza i123 marzo 2007.
Grato alla Ditta Bevilacqua e al maestro Luca Salvadori che si sono
generosamente prodigati per la riuscita del restauro, un grazie di cuore va
espresso a1 Sindaco e all'Amministrazione Comunale tutta, alla CEI - Beni
Culturali Ecclesiastici, alla Soprintendenza, all'infaticabile collaboratore
Albino Petrivelli, ad Angelo Barbona e all'intera comunità per aver contri-
buito alla realizzazione del complesso e oneroso intervento di recupero.
L'organo restaurato ci aiuterà, nella pochezza della nostra voce, ma
nel fervore del nostro cuore, ad unirci - come sempre diciamo al termi-
ne del prefazio della Messa - agli Angeli ed ai Santi per cantare la lode
del Signore.
Mons. Alberto Ponzi
arciprete Parroco