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Jo trasporto

Racconti

JO TRASPORTO DE SAN PIETRO di Lorenzo Taraborelli

Il primo ottobre del 1215 fu per Trevi un giorno straordinario, il giorno della canonizzazio­ne e della traslazione dei resti di San Pietro dalla Chiesa superiore alla Chiesa inferio­re di Santa Maria dove tuttora riposano.

Le strade del paese erano percorse, al suono delle campane a distesa, da folle festeg­gianti, da chierici, dignitari pontefici, vescovi, fedeli miracolati o in cerca di una grazia per sé o per i propri cari.

Fu una giornata straordinaria perché durante il rito della canonizzazione e della tras­lazione accaddero episodi che il popolo considerò miracolosi come quello di un ange­lo che, sotto le sembianze di una colomba bianca, si posò sull'urna del Santo per poi spiccare il volo verso il cielo.

Una giornata memorabile!

D'allora in poi il Primo Ottobre non sarebbe più stata una giornata come le altre per i trebani ma la giornata della commemorazione della canonizzazione e della traslazione del Santo, `Jo trasporto de San Pietro'; giornata in cui i trebani si sarebbero astenuti dal lavoro e da ogni occupazione per celebrare e festeggiare la ricorrenza.

In seguito, questa tradizione verrà rafforzata dalla concessione da parte di Alessandro VI della indulgenza plenaria ai fedeli che il Primo Ottobre avessero visitato la Chiesa e il sepolcro del santo.

La festa fu rispettata per secoli da tutti i trebani.

Un giorno, però, un pastore non volle rispettare la festa. E’ una mattina del 1 Ottobre di tanto tempo fa.

I primi raggi del sole cominciano ad illuminare le cime più alte dei monti per scende­re pian piano lungo le vallate nebbiose.

Zi'Betto si alza dal letto stiracchiandosi lungamente per sciogliere le membra intorpi­dite dal sonno. Apre la finestra. Dice:

- Che bella giornata! Con tanto lavoro che c'è da fare, non si può stare in casa a non far niente. Dirò una preghiera a San Pietro e poi me ne andrò a lavorare. Devo ancora seminare il grano e, se ricomincia a piovere, quando lo seminerò più? Raggiunse in cucina la moglie che preparava il pranzo per la festa. Le si rivolse in modo deciso e perentorio:

- Preparame jo tascapane. Vado a sementa'.

- Mah !. ... Oggi è na giornata de festa, `no giorno recordativo, jo giorno deglio trasporto de san Pietro. Niciuno va a lavora'.

L' uomo fu irremovibile:

- Prepara jo tascapane e basta. Io vado a lavora' ca ci sta tanto da fa :

Cosi fece. Con il tascapane a tracollo si avviò con passo veloce verso i Collemordani dove, messo jo masto all'asino, si diresse a cavallo verso i campi per la semina del grano. Giunto a destinazione, sparse a larghe mani le sementi di grano, spinse l' aratro tirato dai buoi su e giù, in un andirivieni continuo, per il terreno già dissodato, per coprire le sementi di grano con un piccolo strato di terra.

Tutto sembrava andare nei migliori dei modi.

Zi' Betto fischiettava allegro e di tanto in tanto intonava e canticchiava stornelli più o meno maliziosi. Il sole era alto nel cielo. Un caldo insolito aveva fiaccato le sue forze. Era ora di fare un pò di riposo.

Accantonò i buoi e li affienò in modo molto generoso.

Lui prese il tascapane e, seduto su un sasso, comincio a consumare il pasto insolitamen­te abbondante e ricco che la moglie aveva preparato per la festa. Guardava soddisfatto il terreno seminato da cui saliva un leggero vapore. Era stata proprio una giornata buona per la semina.

Pensava tra sé :

- Si, ho fatto proprio bene a venire a seminare il grano. Al diavolo la festa e tutti i festaioli!

Guardava soddisfatto, quando intravide da lontano scendere lentamente dalla monta­gna un uomo.

Stranamente, ma mano che l'uomo si avvicinava, i buoi si agitavano, diventavano più irrequieti. Imprecando diceva:

- Ma mo, che ve succede??VE piglia la mosca?

Niente da fare, l'uomo si avvicinava, i buoi si agitavano e con le zampe calpestavano il fieno e lo scaraventavano lontano.

Cominciava ad essere difficile tenerli al gioco.

Intanto l'uomo nero, con una folta, lunga ed arruffata capigliatura rossa si avvicinava. Ormai era a due passi. I buoi improvvisamente rimasero come paralizzati.

Zi' Betto si rivolse allo strano viandante: Buon uomo, chi sei, da dove vieni?

Vengo da lontano, molto lontano. Sono stanco, affamato ed assetato. Dammi qualco­sa da mangiare e da bere.

L'uomo era avvolto da un largo e lungo mantello nero che gli copriva totalmente il corpo, le mani, le gambe.

Le palpebre socchiuse come a voler nascondere qualcosa.

Zi' Betto prese del pane e del companatico e lo porse a quello strano viandante. L'uomo, per allungare le mani, apri il mantello e...

Orribile, terrificante!!!!!!!!!!

Dalle dita spuntavano lunghe unghie affilate e taglienti.

Dal dorso delle mani, dalle gambe nerastre e squamose spuntavano lunghi peli di colo­re rossastro.

Invece dei piedi aveva zoccoli simili alle zampe di capra con terribili artigli appuntiti. Gli occhi ora spalancati erano di un rosso-fuoco terrificante.

Dai lati della testa si allungavano lunghe orecchie asinine. Dalla fronte spuntavano lunghe corna caprine.

I buoi, rotto il gioco, correndo impazziti, caddero rovinosamente in un burrone. Zi' Betto fu preso dal panico, si sentì perso. Esclamò:

- San Pietro me'pensaci tu.

All'improvviso il diavolo, si il diavolo, si disolse, svanì nel nulla.

Per terra strisciava un lungo e nero serpente che, sibilando paurosamente, si allontanò con ampie volute verso la montagna.

Zi' Betto cadde a terra tramortito e inebetito.

E così fu trovato la mattina seguente dalla moglie e dai contadini che andavano al lavo­ro.

Zi' Betto pian piano si riprese, ma tenne per sé il segreto della terribile giornata.

Fino a Giugno, quando gli altri contadini, alla mietitura, raccolsero spighe grandi, pesanti e gonfie di chicchi di grano. Zi' Betto spighe leggere e vuote.

Allora capì. Raccontò tutto quanto gli era accaduto.

Capì che la ricorrenza de "jo trasporto de San Pietro" era una festa da rispettare. E con lui lo capirono tutti.

E ancora oggi, i contadini e i pastori anziani sono soliti rispettare la ricorrenza del 1 Ottobre, la ricorrenza de "jo trasporto de san Pietro".


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