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La morte

S. Pietro Eremita

Morte di S. Pietro

La vita del giovane Pietro, erosa dalle fatiche del-
l'apostolato, dalle aspre e lunghe penitenze e dai
digiuni, andava sempre più verso il declino. Egli
stesso si sentiva presago di una esistenza che vol-
geva ormai alla fine; da ciò uno studio sempre
più attento ed impegnato nell'esercizio delle virtù
e nell'acquisto dei meriti per la vita del Cielo. La
preghiera era il suo cibo quotidiano; la chiesa il
punto da cui traeva forza e vigore la sua attività
apostolica.

Il trenta di agosto dell'anno 1052 il giovane, ormai
logoro e stanco operaio della vigna del Signore,
fu trovato morto sotto il concavo di una scala di
pietra che si conserva tuttora, dedicata al suo
nome. Tristezza, rammarico, pietà furono i senti-
menti di tutto un popolo alla notizia della sua
morte. Clero e laici accorsero a venerarlo ed a ma-
nifestare la gratitudine di un popolo beneficato nel
corpo e nell'anima.

La morte segnò l'inizio della vera vita di Pietro
Eremita, della vita del Cielo che non conosce tra-
monto. Ma la sua non fu una scomparsa perchè
Pietro è stato ed e presente in mezzo al popolo
trebano con la sua protezione e con i suoi miracoli.
La veste (detto anche cilizio) dopo nove secoli si
conserva intatta ed inalterata in una urna di arti-
stico intaglio, donata dal cardinale Carlo Barbe-
rini nell'anno 1673.

E' una veste tessuta di ruvida e rozza lana, a peli
irsuti, rimasta di colore nericcio. I trebani nu-
trono verso di essa grande devozione e conservano
con estrema gelosia una sì insigne reliquia; non
poche sono le grazie che si ottengono al contatto
con essa.

In occasione dei recenti ed imponenti restauri del-
la chiesa, l'urna e stata collocata sull'altare di
una graziosa e raccolta cappellina, in fondo alia
navata destra di chi guarda l'Altare Maggiore.

La sua morte fu seguita da alcuni miracoli. Si
narra di un fanciullo, figlio di un soldato, grave-
mente sofferente di fistola, degenerata in cancre-
na, in una mano. Udita la fama delle grazie ope-
rate per la intercessione di S. Pietro, il fanciullo
venne a Trevi per visitare il suo sepolcro. Messosi
in ardente e fervorosa preghiera, animata da gran-
de fede, ottenne completa guarigione e torno a
casa perfettamente libero.

Un giovane della vicina città di Alatri, travagliato
dal mal caduco e dichiarato inguaribile, trovò,
invece, piena guarigione presso il sepolcro del Santo.
Un uomo di Castel Porciano (oggi diruto) della
Diocesi di Anagni, tormentato da acerbi dolori, ri-
trovo anche egli piena salute presso il sepolcro
del nostro Santo.

Una donna di Trevi, vittima di una postema incan-
crenita nella gola, dopo aver invano esperimenta-
ti tutti i ritrovati della scienza medica, venne
presso l'altare del Santo, si fece segnare la gola
con una sua reliquia ed ogni male e dolore Scom-
parvero.

Una fanciulla, anche questa di Trevi, di nome Ma-
ria, fu colpita da un male strano, di cui non si
riusci a capire la natura. Come agitata da spiriti
maligni, si strappava i capelli e si graffiava la fac-
cia con le unghie. Si percuoteva fortemente il pet-
to e si rivoltava sul letto come una biscia. Terri-
bili contorsioni ne deformarono le braccia e le
mani. Come disperata,emetteva forti grida procu-
rando grave disturbo ai parenti ed al vicinato.
Mosse a compassione, alcune donne si decisero a
condurre la fanciulla nella cappella di S. Pietro.
Avvicinarono l'arciprete di S. Maria, di nome Pie-
tro, (che poi fece del fatto una relazione in latino)
e con le lacrime agli occhi lo pregarono di inter-
cedere dal Santo la guarigione della povera Maria.
L'arciprete, indossati gli abiti sacerdotali e fatte
accendere le candele, prese la veste del Santo e
con essa segno la fanciulla chiamandola per nome.
A sentirsi chiamare per nome, Maria si scosse co-
me da un profondo letargo e rispose, e si trovò
all'istante libera da ogni male, completamente risa-
nata, con grande stupore del sacerdote, della donna
e di tutti quelli che ebbero la ventura di assistere
allo strepitoso prodigio.
Un fanciullo di Trevi, di nome Biotto, colpito da
paralisi da metà vita in giù, ottenne da S. Pietro
la perfetta guarigione. .

Gli antichi penitenti usavano portare sulle braccia
cerchi di ferro. Ora, uno di essi, non riuscendo più
a sopportare il peso di tale penitenza, chiese a S.
Pietro ed ottenne un miracolo: tutti i cerchi, in-
fatti, prodigiosamente si spezzarono. Ad attesta-
zione della grazia ricevuta il penitente pose i cer-
chi spezzati presso il sepolcro del Santo ove rima-
sero per moiti anni.

Altro fatto straordinario: tutto il territorio di Tre-
vi era infestato da lupi feroci e famelici, che non
solo saccheggiavano gli armenti e divoravano il be-
stiame, ma spesso attentavano anche alia vita degli
uomini. Il flagello teneva in costernazione il po-
polo di Trevi che viveva cosi in uno stato di tor-
mentoso e continuo incubo. Si fecero fervide pre-
ghiere al Signore che ascoltò i gemiti della popo-
lazione trebana e concesse la grazia, ma volle che
ciò avvenisse attraverso la mediazione del S. Pa-
trono. Un cittadino di Trevi, infatti, mentre nella
notte dormiva in aperta campagna col pericolo di
sssere assalito e sbranato dai lupi, vide comparire,
in un alone di luce celeste, S. Pietro che, con lo
splendore della sua faccia lo scosse dal sonno. Il
Santo stringeva nella mano sinistra una catena
con la quale portava a guinzaglio molti lupi e con
la mano destra reggeva un vaso di cristallo colmo
di celeste liquore. Con il volto segnato da gioia
celestiale Pietro, con grande dolcezza riprese l'in-
cauto uomo. Questi rispose che, pur consapevole
del pericolo, si era abbandonato al sonno, vinto
dalla stanchezza.
Aveva pensato però a raccomandarsi al Signore e
alla sua dolcissima Madre Maria.
´Tu dici bene,
riprese a dire il Santo, tuttavia alzati da questo
posto, rientra in paese e dì al mio popolo che, se
vuole essere liberato dal flagello dei lupi, deve
tornare all'osservanza del riposo festivo, come mi
aveva promesso. Affinche tu non abbia alcun dub-
bio sulla realtà della visione, alza gli occhi e mira.
E cosi dicendo, verso il liquore contenuto nel va-
so sopra una pietra che si liquefece, disciogliendosi
come molle cera. Così, continuò il Santo, verrà di-
strutta l'infestazione dei lupi se il popolo di Trevi
si deciderà a tornare all'osservanza del precetto fe-
stivo ed in modo particolare delta domemca'
.
Pronunciate queste parole il Santo scomparve. Il
buon uomo si avviò sollecitamente verso Trevi,
raccontò la visione avuta e riferì quanto il Santo
gli aveva ordinato, confermando tutto con solenne
giuramento. Il Clero ed il popolo gli accordarono
piena fede e tutti rinnovarono il loro impegno ad
osservare il giorno festivo. L'intervento straordi-
nario di Dio non si fece attendere; con univer-
sale meraviglia degli abitanti di Trevi, infatti, fu-
rono trovati morti tutti i lupi che infestavano la
zona. Da questo fatto prodigioso nacque l'uso di
invocare il Santo contro i pericoli delle bestie fe-
roci e presentarlo in effige con i lupi incatenati.


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