Menu principale:
Organo Bonifazi
Dovendo affrontare il restauro di uno strumento del pregio di que-
sto Bonifazi della chiesa di S. Maria Assunta di Trevi nel Lazio
si sono adottati criteri di massima scientificità e di responsabile
buon senso. Com'è noto il Bonifazi è stato tra i più importanti organari
attivi a Roma nei primi anni del Seicento. In quegli anni era giunto a
Roma Girolamo Frescobaldi, dal 1608 organista in San Pietro, dove
lavorava 1'organaro spoletino Armodio Maccioni, maestro del Bonifazi e
dove lo stesso Bonifazi fu chiamato a realizzare diversi strumenti: nel
1626 un organo per la cappella del coro, forse nel 1628 quello della
Cappella Gregoriana e nel 1636 uno strumento portatile. Riguardo
all'organo della cappella Gregoriana ecco cosa dice Renato Lunelli:
«Non si conosce il nome del maestro che eseguì tali lavori, ma non ci
pare possibile mettere in dubbio che sia stato lo stesso Bonifazi, che
aveva appena finito di sistemare l'organo del Coro. Il Frescobaldi poté
sicuramente sorvegliare la costruzione e inaugurare lo strumento rimo-
dernato prima della sua partenza per Firenze, che avvenne il 1° dicem-
bre 1628». E quindi lecito ipotizzare un collegamento fra i due, collega-
mento che rende gli strumenti superstiti del Bonifazi tanto più preziosi,
perché consentono di avvicinarci al mondo sonoro del genio ferrarese.
Dopo i dovuti approfondimenti sulle varie componenti dello stru-
mento - condotti insieme al titolare della ditta incaricata, Eligio
Bevilacqua - si è optato per una linea di riconduzione dell'organo allo
status originario previsto dal Bonifazi, rimuovendo le poche stratificazio-
ni successive, anche in considerazione del loro scarso pregio, almeno
rispetto allo strumento originale.
Grazie soprattutto alla presenza del contratto originale, vergato nel
1633, e che ha rappresentato l'elemento guida del restauro, è emersa con
chiarezza la possibilità di riavere per la maggior parte il pregiatissimo
strumento così come lo aveva concepito Ennio Bonifazi, grazie alla
quantità e all'eccellente stato di conservazione delle parti antiche e alla
identificabilità degli interventi posteriori, che ha consentito la loro rimo-
zione senza che venisse intaccata l'essenza dello strumento antico.
Ovviamente si sono adottati criteri di restauro improntati alla com-
pleta leggibilità degli interventi posti in opera e alla loro reversibilità;
tutto è stato adeguatamente documentato, e l'eventuale materiale accan
tonato è stato classificato, imballato e riconsegnato alla committenza che
potrà conservarlo.
Oltre a quanto attiene ad interventi normali di tipo conservativo,
ecco una lista dettagliata di quanto è stato deciso e realizzato.
La tastiera, non originale, presentava misure e aspetto assolutamen-
te estranei all'estetica dello strumento; si è deciso pertanto di ricostruir-
la secondo i canoni dell'epoca. Per quanto riguarda la pedaliera, pur non
essendo originale, si è deciso di mantenere quella esistente, in discreto
stato e abbastanza vicina alla tipologia dell'epoca.
La manticeria certamente non era originale; era infatti presente un
grande mantice a lanterna di fattura recente, piuttosto deteriorato, colle-
gato tramite condotte dell'aria ugualmente recenti e mal ridotte. Si è
deciso di ricostruire i tre mantici a cuneo, seguendo quanto indicato nel
contratto del Bonifazi: «La tastatura di bosso, il crivello di legno, tre man-
taci di stecche», ispirandosi a tipologie costruttive di modelli coevi.
Nella fase più accurata di analisi in laboratorio delle componenti, il
somiere di basseria è apparso interamente di noce pregiato, e di fattura
molto antica; le canne del Contrabbasso di 16', in castagno anch'esso
molto antico, sono apparse di eccellente fattura. Al contrario le canne del
Basso di 8' apparivano piuttosto ordinarie e in comune legno d'abete. In
conclusione si è dedotto che solo il registro di Contrabbassi 16' fosse ori-
ginale del Bonifazi. In particolare è risultato che esso, così come osser-
vato in altri organi di scuola romana dell'epoca, era collegato al somiere
dei bassi tramite condotti dell'aria in piombo, come dice il contratto ori-
ginale: «Item nove Contrabbassi di castagna attappati che facciano la voce
dell'ottava bassa, nove pedali di albuccio et il banconcino di noce et li contrab-
bassi con li condotti di piombo». Si è comunque lasciato il somiere presen-
te per le canne del contrabbasso, anche se non originale, perché in buono
stato e di buona fattura.
Il somiere maestro si presentava in discreto stato di conservazione;
una volta aperto si è osservato con certezza, sulla coperta, la natura postic-
cia dei fori impiegati per l'aggiunta delle ultime due file di ripieno; si è
deciso di chiuderli e ripristinare i fori originali. Altrettanto chiaramente
posticcio è apparso l'intervento di separazione della stecca anticamente
connessa al registro di Flauto in XII e in seguito modificata per ottenere
un registro diviso in Bassi e Soprani. Anche in questo caso si è deciso di
ritornare all'antico, così come previsto dal contratto originale e conferma-
to dall'analisi delle componenti. Si è inoltre osservato che alcuni ventila-
bri del somiere di basseria erano in noce e corrispondenti ai modelli anti-
chi; da ciò si è dedotto che i ventilabri del somiere maestro in abete fos-
sero posticci e sono stati perciò rimossi e ricostruiti in noce. All'interno
del somiere maestro era presente una stecca in legno che guidava le molle
dei ventilabri, sicuramente non originale, che è stata rimossa.
A seguito di un'attenta analisi dei materiali e dei fori del crivello, con-
frontati con quelli presenti sul somiere maestro, si è giunti alla conclusio-
ne che le ultime due file di ripieno (XXXIII e XXXVI) non erano origi
nali. Le due file risultavano di fabbricazione industriale e non rispettava-
no affatto le proporzioni del Principale del Bonifazi e dei suoi armonici.
A tal proposito appare chiarificatrice una lettera di Alfredo Piccinelli del
20 ottobre 1976, conservata nell'archivio parrocchiale, in cui si parla di:
«spese per fornitura di due file di ripieno». Inoltre è acclarato che normal-
mente gli strumenti dell'epoca di tali dimensioni constano di file di ripie-
no fino alla XXIX, e ciò infatti ci indica il contratto originale:
«che detto organo sia di dieci registri, cioè il primo Principale di
stagno sino al numero 31 et l altre canne sino al num. 45 siano di
piombo. Il secondo Principale di piombo cominci a undici, cioè
Dsolre da seguitare sino al num. 45 et da undici a basso, cioè le dieci
canne più grosse, segui il primo principale. L'Ottava di piombo
num. 45, la quintadecima di piombo num. 45, la decimanona di
piombo num. 45, la vigesimaseconda di piombo num. 45, la vige-
simasesta di piombo num. 45, la vigesimanona di piombo num. 45,
li flauti in quintadecima di piombo num. 45, li flauti in decima-
nona di piombo num. 45.»
In conclusione è apparso chiaro che fosse necessario rimuovere le
due file di ripieno oltre la XXIX.
La risistemazione di tutte le canne, avvenuta tenendo conto delle
eventuali scritte antiche, delle misure del piede, delle proporzioni, ecc. ha
posto in risalto alcuni elementi contraddittori che portano a ipotizzare
numerosi spostamenti delle medesime, in funzione di alterazioni del
corista o di eventuali spostamenti dei ritornelli. L'analisi attenta di tutti
questi elementi ha permesso di ricollocare la gran parte delle canne in
una posizione presumibilmente coerente con l'originale. Tutte le canne
di fattura moderna sono state rimosse e conservate.
Come già detto precedentemente, il registro di Flauto in XII è stato
ricostruito e ricollocato da Piccinelli, ma se l'intenzione era corretta non
altrettanto si può dire della realizzazione, in quanto Piccinelli ha utiliz
zato canne di morfologia riconducibile al registro di Flauto a cono, asso-
lutamente estraneo alla tradizione romana antica. Si è deciso pertanto di
ricostruire il registro di Flauto in XII usando misure e materiali analoghi
a quelli impiegati dal Bonifazi anche perché fra le canne del registro di
Flauto in ottava erano presenti alcune canne quasi certamente del vec-
chio registro di Flauto in XII, identificate grazie alla numerazione
discordante. Il registro è stato posto in opera come in origine, intero e
non spezzato, ciò in conseguenza di quanto già detto precedentemete e
cioè che Piccinelli si è adattato alla modifica ottocentesca che aveva
introdotto un registro ad ancia spezzato (Fagotto e Trombe). L'anomalia,
rispetto al progetto del Bonifazi, risulta evidente dal somiere dove si
notava la forzatura nel raddoppio della stecca con le due metà accavalla-
te una sull'altra.
Per quanto concerne il registro battente denominato Voce Umana, si
è appurato che tale registro non era originale, e si è deciso di riportare le
canne alla loro funzione, come previsto dal contratto di Bonifazi, ripri-
stinando il Principale Secondo. A conferma di ciò va evidenziato che il
registro parte dal Do2 (mentre la più recente Voce Umana occupa normal-
mente solo il range dei soprani, circa dal Do3) e che la prima ottava suona
usando le canne del Principale di facciata. Il ritorno della robusta voce
del Principale Secondo, inoltre, giustifica ancor più l'abolizione dei Bassi
di 8'. La perdita della risorsa espressiva offerta da un registro battente è,
per così dire, compensata dal ripristino del Tremolo.
Riepilogando le diverse scelte operate sulla componente fonica dello
strumento, si può dire che l'intenzione sia stata quella di rispettare quan-
to scritto nel contratto del 1633 e, nei limiti del possibile, ritornare
all'estetica sonora del progetto originario di Bonifazi, al suo preciso
equilibrio, sancito e confermato dalla gloriosa tradizione della Scuola
Romana e quindi da numerosi altri strumenti analoghi superstiti.
L'analisi accurata delle canne di facciata, dei tagli di accordatura, ecc.
ha consentito con buona approssimazione di risalire sia al corista origi-
nale (circa 420 hertz a 18° c.) sia al temperamento, riconducibile ad un
temperamento inequabile di tipo mesotonico, il più diffuso all'epoca
dello strumento.
Sempre seguendo quanto scritto nel contratto originale, sono stati
ripristinati il Tremolo, seguendo l'antica prassi del Tremolo a vento
perso, e il Rosignolo, ricostruito anch'esso con materiali e tecniche
improntati a modelli stilisticamente pertinenti.
E stato possibile inoltre identificare e riaprire i fori originali sulla
registriera, che hanno consentito il ripristino dei pomelli in noce dei
registri con tiranti in ferro, secondo la prassi dell'epoca.
Riassumendo risulta evidente che lo strumento di Ennio Bonifazi
aveva subito diversi interventi successivi, che ne avevano in parte altera-
to la fisionomia, senza però fortunatamente distruggere gli elementi ori
ginari. E molto probabile che ci sia stato un intervento, forse
nell'Ottocento, di ampliamento, con l'aggiunta delle file di ripieno oltre
la XXIX (realizzato senza sostituire il somiere ma solo raddoppiando le
due ultime file di ripieno), l'aggiunta del registro di 8' al basso e la sosti-
tuzione del flauto in XII con un registro ad ancia spezzato. In considera-
zione del fatto che alcuni di questi interventi erano già stati soppressi dal
Piccinelli, data la scomparsa delle canne del registro ad ancia e soprat-
tutto in considerazione della grande importanza storica dell'originale, si
è optato per un intervento mirato a ricostituire lo strumento nella sua
condizione iniziale, così come lo aveva concepito Ennio Bonifazi nel
1633. Ciò in primo luogo grazie alla conservazione della copia autogra-
fa del contratto, ampiamente citato, da cui si sono tratte informazioni
certe sulla tipologia dello strumento e sulla sua disposizione fonica.
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
PATRIZIO BARBIERI-ARNALDO MOREL(:[, Regesto degli organi della città di Roma, in
«L'Organo», XIX, 1981, pp. 63-108.
RENZO GIORGETTI, Un inedito metodo per accordare gli organi di Armodio Maccioni, in «Il
flauto dolce», n. 16, 1987, pp. 38-40.
RENATO LUNEULI, L'arte organaria del Rinascimento in Roma e gli organi di S. Pietro in
Vaticano dalle origini a tutto ilperiodo frescobaldiano, Firenze, Olschki, 1958.
ARNAi,DO MORELLI, Organi e organari in S. Agostino in Roma, in «Amici dell'organo di
Roma», s. II, IV, 1985.
ARNALDO MORELLA, L'arte organaria a Roma dalXVaIXIXsecolo, in AA.VV, Organi e can-
torie nelle chiese di Roma, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, Roma, 1994, pp. 11-26.
CORRADO MORETTI, L'organo italiano, terza ediz. ampliata, Milano, 1987.