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Le Mura Megalitiche


Le mura megalitiche si trovano anche a
Trevi nel Lazio in località Carraccio


“Le mura megalitiche. Il Lazio meridionale tra storia e mito”
Complesso del Vittoriano, salone centrale dal 5 giugno al 8 luglio 2009
tratto fa
www.chronica.it di Giovanna Cotroneo


“Quando vidi queste pietre nere e titaniche che sono conservate così bene, come avessero soltanto degli anni, invece di essere artistiche di millenni, la mia ammirazione, per la potenza umana, divenne molto più grande di quando avevo visto il Colosseo a Roma.”

Con una frase celebre di Ferdinand Gregorovius, storico tedesco dell’Ottocento, si apre a Roma la mostra dal titolo “Le mura megalitiche. Il Lazio meridionale tra storia e mito”, ospitata dal 5 giugno all’8 luglio 2009 nel salone centrale del Complesso del Vittoriano. Una mostra di carattere storico, artistico e archeologico, che ha lo scopo di valorizzare e promuovere il patrimonio culturale del territorio laziale e invogliare il grande pubblico a visitare i borghi delle mura megalitiche, ricchi di arte, storia e tradizione.

“Questa mostra costituisce un’opportunità prestigiosa per raccontare una delle storie meno note e più suggestive dell’identità poliedrica e multiculturale del nostro territorio: quella delle civiltà pre-romane del Lazio, un mondo antichissimo evocato da poeti, storici e narratori, eppure sconosciuto a tanti contemporanei” - ha dichiarato in conferenza stampa Giulia Rodano, Assessore alla Cultura, Spettacolo e Sport della Regione Lazio.

Le origini delle antiche città pelasgiche e delle loro possenti fortificazioni si perdono nella notte dei tempi. Personaggi mitici evocanoMura_megalitiche_locandina leggende che hanno dato, nello scorrere dei secoli, nome e fama alle meravigliose fortificazioni, variamente definite «pelasgiche», «ciclopiche», «minoiche», «megalitiche» o «saturnie». Secondo Euripide, Strabone e Pausania le mura sarebbero opera dei Ciclopi vista l’imponenza dei blocchi o altrimenti attribuibili ai mitici popoli Pelasgi, preellenici, che avrebbero costruito le mura sul modello delle strutture difensive realizzate nelle città micenee di Tirinto, Micene e Argo.

Qualunque sia l’origine di queste costruzioni, su di esse si sono esercitati non solo celebri nomi dell’archeologia italiana (Banti, Caninca, Micali, De Cara), ma anche illustri studiosi stranieri, tra i quali lo Schliemann, il Petit-Radel e il Middleton, formulando di volta in volta teorie suggestive, senza mai indagare a fondo il fenomeno delle «mura poligonali» nella sua reale ampiezza e consistenza territoriale.

Le mura, che Vitruvio definì nel De Architectura “opus antiquum quod incertum dicitur“, sono strutture realizzate a secco senza l’uso di leganti, affiancando e sovrapponendo a incastro blocchi poligonali (detti conci), di medie e grandi dimensioni, fino a formare costruzioni solide e imponenti, nella maggior parte dei casi innalzate a scopo difensivo. Mura megalitiche sono visibili ancora oggi, a distanza di 2500 anni, nelle città di Alatri, Arpino, Atina, Cassino, Ferentino, Sora, Veroli, ma anche in altri centri della Provincia di Frosinone meno noti come: Alvio, Anagni, Aquino, Ausonia, Boville Ernica, Casalvieri, Castro dei Volsci, Castrocielo, Ceccano, Collepardo, Colle San Magno, Coreno Ausonio, Filettino, Monte San Giovanni Campano, Posta Fibreno, Rocca d’Arce, San Biagio Saracinisco, San Donato Val di Comino, San Vittore del Lazio, Sant’Elia Fiumerapido, Serrone, Supino,
Trevi nel Lazio, Vicalvi, Villa Santa Lucia.

Mura_megalitiche_locandinaIn mostra sarà possibile ammirare oltre 100 opere tra incisioni, litografie, disegni, acquerelli, stampe, olii, libri, lettere, fotografie d’epoca, mappe, planimetrie, scenografie, pannelli, gigantografie e video, che ripercorrono per la prima volta insieme le molteplici vicende storiche legate alle mura megalitiche presenti nel Lazio meridionale, ma anche i miti, le leggende, gli studi, le suggestioni esercitate sui viaggiatori del “Grand Tour”.

Le sezioni in cui è suddivisa la mostra prendono in esame aspetti diversi. La prima sezione, “Dal mito alla storia”, è curata da Giuseppe Guadagno. Presenta un inquadramento storico e un excursus che passa in rassegna studi e ricerche di settore. “Archeologia” è il titolo della seconda sezione, curata da Giovanni Maria De Rossi, che approfondisce l’aspetto archeologico con particolare attenzione alla tecnica costruttiva e alla fruizione delle mura megalitiche. Alle “Mura poligonali della Provincia di Frosinone” è dedicata la terza sezione, nella quale sono esposti per la prima volta i materiali provenienti dal territorio per contestualizzare le mura poligonali, gli insediamenti, i terrazzamenti e altre testimonianze della zona del frusinate ad oggi individuate.

Fulcro della mostra sono le isole espositive, con la collaborazione della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio, al fine di approfondire la conoscenza dei numerosi centri della Provincia di Frosinone, che presentano una caratterizzazione di insediamenti in opera poligonale. La mostra è arricchita dai filmati concessi da Rai Teche e dai numerosi documenti forniti dall’Archivio di Stato di Frosinone.

La mostra è curata da Giuseppe Guadagno, Giovanni Maria De Rossi e Daniele Baldassarre, mentre la direzione e il coordinamento generale sono di Alessandro Nicosia. L’esposizione è promossa dalla Regione Lazio, Assessorato alla Cultura, Spettacolo e Sport, in collaborazione con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio e la Provincia di Frosinone.



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