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Pantema

Racconti

LA PENTEMA di Federica Paris

Viveva, tanti anni fa, a Trevi una donna sposata senza figli di cui tutti avevano un po,paura.

Il marito, pastore, spesso la sera non tornava a casa dal lavoro. Preferiva dormire nel pagliaio della stalla per fare la guardia al suo gregge minacciato dai lupi e dai ladri.

Della donna si dicevano tante cose a cui il marito non aveva mai voluto credere. Soprattutto si diceva che fosse una strega che usava unguenti, pozioni, formule magiche per fare incantesimi, procurare il malocchio, intrecciare fatture. Qualcuno diceva di averla vista attorcigliare ramoscelli con ciocche di capelli di persone verso cui indirizzare il maleficio.

Qualcun altro raccontava di averla vista entrare in una stalla, fare con la criniera dei cavalli dei nodi che non si riusciva più a sciogliere.

Inoltre, la donna si era fatta la fama di iettatrice: in sua presenza le mucche parto­rivano vitelli morti; gli asini e i muli che portavano la soma ruzzolavano a terra ecc. Molti si spingevano a dire, addirittura, che era una diavolessa che di tanto in tanto si trasformava in gatto, in serpente, in cavallo nero ecc.

Erano voci, solo voci.

Molti, tuttavia, le prendevano sul serio e avevano anche paura di pronunciare il suo nome per non diventare oggetto di malefici.

Secondo le dicerie, la donna approfittava delle continue assenze del marito per fare la strega, preparare pozioni ed unguenti, fare malefici.

Nelle rare volte che il marito stava a casa si comportava, invece, come una "santa donna".

Ma un giorno cosa accadde?

Il marito, dopo una giornata di duro lavoro, sistemate le greggi negli ovili, mangia­to un tozzo di pane inzuppato nel latte appena munto, si apprestava a coricarsi nel giaciglio del pagliaio. Ma si sentiva strano, un sudore freddo gli copriva la fronte, una strana agitazione lo rendevano nervoso, irrequieto. Disse tra sé:

- Forse è bene che questa sera torni a casa. Così fece.

Preso il tascapane, si diresse verso casa. Giunse che era già notte fonda.

Forse la moglie non era andata ancora a letto perché la finestra era ancora illumi­nata da una fioca luce tremolante.



Aprì silenziosamente la porta, entrò pian piano, deciso a fare una gradita sorpresa alla moglie. Sali lentamente le scale e cosa vide ?

La moglie, ignara della presenza del marito, sollevava in alto due ampolle fuman­ti, pronunciava parole strane ed incomprensibili, i capelli le si alzavano ispidi sulla fronte, dalle braccia e dal petto, dagli occhi infuocati usciva una luce malefica, dalle dita si allungavano unghie affilate.....

L'uomo fu preso da sconforto e paura.

Allora quel che si diceva della moglie era vero!? Lasciò cadere a terra il tascapane ed il bastone.

Il rumore riportò alla realtà la donna, che, ormai scoperta, si sentì perduta. Uscì di corsa da casa, corse, corse senza meta.

Il marito la rincorreva chiamandola ad alta voce. Ma la donna correva, correva giù per la via dei Forestieri e quando tentò di passare il fiume là dove il Fosso della Foce getta le sue acque nell'Aniene, scivolò su una pietra e cadde.

Il fiume la trascinò via fino a quando la donna fu inghiottita dalla cascata nell'or­rido e nelle grotte sotterranee scavate dal fiume.

Quando il marito sopraggiunse fece appena in tempo a sentire le sue urla dispera­te che sembravano dire:

- Me pento, ma'.

Forse voleva dire: " Mamma, mi pento"?

Da queste parole, comunque, il luogo prese il nome di "Pentema".

Altri invece pensarono che la donna fosse un diavolo e chiamarono il luogo "Ponte delle Tartare", intendendo Ponte del Tartaro o dell'Inferno.


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