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Portella

Racconti

LA MADONNA DI PORTELLA di Anna Zinanni

Tanto tempo fa, intorno alla metà del XIX secolo, viveva in Trevi un giovane di nome Giovanni Battista Ciolli che aveva ereditato dal padre una immensa for­tuna, terreni, case, mucche, pecore e soldi, tanti soldi.

Un giorno, stanco della vita di paese lasciò Trevi e si trasferì a Roma.

Qui, abbagliato dalla vita di città, si diede alla pazza gioia, prese a frequentare amicizie poco raccomandabili, donne di facili costumi, locali malfamati, in un crescendo di vita disordinata, lasciva e dispendiosa.

Pian piano le sue grandi ricchezze finirono, rimase senza un soldo, gli amici lo abbandonarono, le donne lo scacciarono.

Rimasto solo e povero, ritornò in paese vivendo dell'elemosina altrui.

Un giorno, conosciuto casualmente il giovane e la sua grande volontà di riscat­to e intuendo le sue grandi capacità, un signore lo chiamò al suo servizio come vergaro nei verdi pascoli della Campagna romana. Gli affidò la cura e la custo­dia delle grandi mandrie di mucche e le greggi di pecore e capre.

Giovanni Battista Ciolli si dedicò al lavoro con grande impegno e grande com­petenza e contribuì a far lievitare fortemente il capitale del suo signore. Questi, però, invece di essere riconoscente, accecato dalla sua presunzione e dalla superbia, cominciò a maltrattare il giovane, a umiliarlo e a ridurgli sempre più la paga. Ciolli sempre più offeso da questa inspiegabile ed ingiusta situa­zione, un giorno fuggì portando con sé, a parziale compenso del lavoro svolto, una decina di mucche, con le quali ricostruirsi una attività per vivere.

Si stanziò nel monte Malemito dove trovò ottimi pascoli per le sue mucche.

Il padrone, quando seppe del furto e della fuga, andò su tutte le furie e decise di farla pagare cara al suo vergaro. Si armò di tutto punto e, accompagnato dai suoi servi, lo cercò per mari e monti fino a quando venne a sapere che il "giovane ladro" era a Trevi.

Ciolli, per quanto fosse abile a sfuggire al suo terribile inseguitore, sapeva che un giorno o l' altro sarebbe stato scovato tra i monti e preso.

Un giorno, era il 13 maggio di una calda primavera. I primi raggi del sole appa­rivano ad oriente. Ciolli era seduto pensieroso su un anfratto del monte Malemito e controllava il territorio sottostante quando vide il suo aguzzino che sostava ai piedi di una croce posta sul punto dove la strada, proveniente dal ponte San Teodoro, scollinava per ripiegare sull'altro versante verso Capodacqua.

Stanco di essere inseguito e deciso ad affrontare il padrone e restituire eventual­mente il bestiame, rivolto verso la croce disse:

"Santa Croce, aiutami tu!".

All'improvviso esplose un fulmine a ciel sereno.

Ciolli chiuse gli occhi per la paura. Quando li riaprì, dei suoi inseguitori non c'era più traccia.

Erano svaniti nel nulla. Né di loro si seppe più nulla in seguito.

Ciolli capì che quello era stato un miracolo ed eresse in quel posto una cappel­la in onore della Madonna di Portella perché quel miracolo era stato per lui la porta di una nuova vita.

E da quell'anno i Trebani sono soliti celebrare, i13 maggio, la festa della Santa Croce con una processione notturna alla Madonna di Portella per celebrare la messa alle prime luci dell'alba.

In passato la processione era annunciata dai chierichetti che, al suono delle scrocchiarelle, giravano il paese annunciando:

"Alla Croce, fratelli, uomini, donne e giovanottelli!".




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