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Riposo

Racconti

MADONNA DEL RIPOSO di Gianluca Germani

Ai primi raggi del sole le donne trebane erano già pronte per fare il bucato lungo le rive del fiume Aniene.

Affogavano i panni sulle limpide acque, li insaponavano e li risciacquavano bat­tendoli forte sulle pietre lisce e levigate dalla corrente del fiume.

Poi, finalmente, ci si poteva riposare e mangiare un tozzo di pane mentre i panni stesi sulle siepi, sui rovi e sugli arbusti si asciugavano al sole.

Nel frattempo le donne potevano anche riprendere i discorsi, riferire sulle dice­rie, le novità che lo sciacquettio ritmato dei panni e il gorgoglio delle onde non aveva permesso di approfondire.

Quel giorno la discussione fu molto animata perché le dicerie su una tal ragaz­za non trovarono tutte le lavandare concordi.

Ma ormai era ora di tornare a casa.

Raccolti nelle canestre i panni ormai asciutti, un gruppetto di cinque-sei donne, tra loro comari, si incamminò da Ponte Alani verso Trevi.

E neppure la ripida salita riuscì a smorzare le loro animate discussioni. Finalmente, in debito di ossigeno, col cuore in gola e con il respiro veloce ed affannoso, arrivarono dove una grossa pietra sollevata e spianata, a mezza costa, permetteva di sporsi la canestra pesante dalla testa e poggiarla a terra con faci­lità. Quel posto, con quella comoda ed utile pietra, infatti, tutti lo chiamavano “jo reposaturo", appunto perché lì ci si fermava per riposare un po' prima di riprendere la salita verso Trevi.

Ma quel giorno le donne non riposarono affatto, quasi quasi si accapigliarono, chi per difendere e giustificare, chi per accusare quella ragazza chiacchierata. E quando ripresero il cammino, la salita per loro fu di una fatica quasi impos­sibile. Tornarono a casa stanche morte quando ormai era già notte.

I mariti, tornati dai campi, non gradirono il ritardo delle mogli e manifestaro­no con modi spicci e poco rispettosi il loro disappunto.

La settimana successiva le comari si ritrovarono al fiume e giudiziosamente convenirono:

"Aglio reposaturo piantiamoci una croce, cosi, invece di pettegolare preghiamo e, pregando, riposiamo". E così fecero.

Passò del tempo. Arrivò il Maggio dell'anno successivo.

Le comari anche quel giorno, trascorsa la giornata a fare il bucato, ripresero il cammino verso Trevi.

Ma quando arrivarono in vista de “jo repusaturo"...

Una donna dalla bellezza indescrivibile, sovrumana, vestita di una tunica bian­ca, avvolta da un mantello turchino dello stesso colore degli occhi, volgeva le mani giunte verso il cielo.

Le donne, attratte dalla celestiale visione, messe le ali ai piedi, si avvicinarono di corsa.

Ma, man mano che si avvicinavano, la visione celestiale svaniva. Tornate in paese, le donne raccontarono l'accaduto.

Era stata una visione miracolosa ! Era stata un'apparizione della Madonna!

E il devoto popolo di Trevi volle costruire proprio lì, a “jo reposaturo", una chie­setta sul cui altare venne affrescata l'immagine della Madonna dagli occhi tur­chini, la Madonna del Riposo.

E da allora, nel mese di Maggio, ogni giorno, le donne del paese si recano in preghiera, recitando il Rosario, a venerare l'immagine della Vergine fino ad arri­vare all'ultima Domenica del mese quando si celebra la festa della Madonna del Riposo che culmina con una solenne Processione di tutto il popolo di Trevi.


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