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San Domenico

Racconti

LE GINOCCHIA DI SAN DOMENICO di Marco Iona

Intorno all'anno Mille, nel nostro territorio, ci fu una forte ripresa della vita religiosa. Molti uomini di fede percorrevano le nostre vallate per predicare il Vangelo, Tra essi spiccava la figura di San Domenico abate di Sora, monaco benedettino che spesso, durante i suoi continui spostamenti tra Sora e Subiaco, passava pe Trevi. Spesso si ritirava solitario per pregare tra i nostri monti tra i quali spesso costruiva piccoli eremi. E in questo suo operare pare abbia fatto costruire un piccolo cenobio proprio lì ove ora, a Vallepietra, sorge il Santuario della SS. Trinità, San Domenico era uno zelantissimo predicatore.
La sua eloquenza forte, essenziale, diretta, accompagnata da un esempio di vita umile, austero e caritatevole ne avevano fatto il predicatore più richiesto di tutta l'Alta Valle defAniene. E lui, venuto da Sora, si spostava per la sua missione da Subiaco a Vallepietra, a Trevi, a Filettino ecc.
Folle sempre più numerose andavano ad ascoltare la parola del Santo.
La sua predicazione e soprattutto le sue denunce sulla corruzione e sui vizi del clero gli attiravano contro, però, anche sentimenti di invidia e di odio e così il povero fraticello era spesso vittima di tranelli ed imboscate.
Come quando un certo Prete Amato, istigato dagli altri preti, cercò tre volte, agli Altipiani di Arcirazzo, di trafiggerlo con una lancia dopo aver cercato di travolgerlo con un cavallo ed averlo scaraventato a terra.
Ma San Domenico non aveva paura di nulla. Sventava i tranelli e le imboscate ed andava dritto per la sua strada.
Ma le male lingue e le male parole sono le più pericolose di tutte le armi. E ciò che non poté la spada poté la lingua.
Un giorno San Domenico era stato invitato a Trevi per la predicazione della Settimana Santa.
I suoi nemici vollero approfittare della situazione per screditarlo agli occhi del popolo e misero in giro tante voci malevole sul suo conto. Le solite voci, le donne, i soldi, la falsità ecc. Voci alle quali il popolo è sempre ben disposto a credere, scambiandole per oro colato. E, questa volta, quando Domenico giunse in paese fu accolto con freddezza e diffidenza.
Predicava contro i peccatori, i farisei, i falsi cristiani ma questi lo irridevano con parolacce e pernacchie.
Molti andavano ad ascoltarlo per il gusto di metterlo in imbarazzo con il loro sguardo ironico ed allusivo, con il sorriso beffardo e con le bestemmie strillate ed ostentate. E quando Domenico diceva che era venuto a Trevi per appianare le discordie tra il popolo, predicare la giustizia e la parola di Dio, ripristinare l'onestà, era spesso interrotto da mormorii e pernacchie.
Ma non tutti i trebani si prestavano a queste contestazioni organizzate. La maggior parte della popolazione, che aveva capito la pretestuosità delle accuse e non condivideva le strumentalizzazioni e le contestazioni organizzate, era ben disposta verso il Santo ed era conquistata dall'empito, dal calore, dalla sincerità delle sue parole e dalla santità del suo esempio.
La sua presenza, comunque, provocava discussioni accese e contrapposizioni insa-nabili ed era fonte di divisione nel paese.
Perciò Domenico decise di lasciare Trevi e tornare a Sora.
Portando con sé solo un piccolo tozzo di pane, si avviò verso la strada che da Ponte San Teodoro, tagliando in diagonale il Malemito, scollinava nei pressi della Madonna di Portella dove ancora non c'era la chiesetta.
Il Santo rivolse un ultimo sguardo al paese ingrato prima di dirigersi, invertita la direzione nell'altro versante, verso Capodacqua.
Sentì dentro di sé una grande nostalgia e un grande affetto per Trevi, paese capace di tanto rancore e di tanta invidia ma anche di grande trasporto, genuinità e coraggio.
Allontanatosi, piegate le ginocchia e poggiati i gomiti su una grande pietra, raccolti i suoi ricordi, cominciò a pregare.
La sua preghiera diventava sempre più sentita, profonda ed ardente. Dal cuore e dalle membra saliva sempre più forte il fuoco dell'amore. Più forte, sempre più forte.. Il fuoco del suo amore fu così forte ed ardente che intenerì la pietra e sulla roccia rimasero impresse le impronte delle ginocchia e dei gomiti del Santo.
E ancora oggi, chi va oltre la chiesetta della Madonna di Portella verso Capodacqua, può ammirare, scolpiti nella roccia, le impronte delle ginocchia e dei, gomiti di San Domenico.


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