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San Pietro

Racconti

SAN PIETRO SANTO TREBANO di Davide Gentili

Era stato un periodo davvero straordinario.

Non era passato neanche un anno dalla morte di Pietro e a Trevi erano accadu­te cose eccezionali, straordinarie.

Dopo la santa morte, annunciata dalle campane che festanti suonavano da sole, la salma di Pietro, emanante un miracoloso profumo di rose e di viole, era stata posta in un'urna nella chiesa di S. Maria.

I Trebani, richiamati dai prodigi, si recavano sempre più numerosi davanti alla tomba di Pietro per pregare e per chiedere al Santo una grazia o per ringraziar­lo per averne ottenuta qualcuna.

Pietro era ormai per tutti un Santo.

Si, perché San Pietro riportava sulla retta strada i peccatori, ridava l'udito al sordo, al muto la favella, allo zoppo il camminare, al cieco il vedere.

La fama di San Pietro si diffondeva per ogni dove.

Molti da Alatri, da Porciano, da Vico, da Jenne, da Vallepietra ecc. venivano a Trevi per prostrarsi davanti all'urna del Santo e chiedere una grazia per sé, per i familiari, per i parenti più cari.

I Trebani, che in vita lo avevano osteggiato e deriso, ora vedevano in Pietro il loro protettore e lo veneravano con profonda devozione.

Ma la fama di San Pietro e dei suoi numerosi prodigi e miracoli raggiunse anche il suo lontano paese nativo, Rocca di Botte, dove ancora non lo avevano dimenticato, da quando poco più che fanciullo dalle grandi speranze ed attese aveva lasciato la sua terra per andare incontro al suo destino.

Ora i parenti e i paesani, però, avrebbero fatto del tutto per riportarne a casa le spoglie.

Tutti furono d'accordo e in gran numero, vecchi, donne, bambini partirono per Trevi per chiedere la restituzione dei resti del Santo.

Figuriamoci con quanta delusione e disperazione fu accolta a Trevi la legittima richiesta dei parenti e dei Roccatani di riavere indietro le spoglie del Santo.

I trebani si opposero in mille modi e con mille motivazioni: "La patria del Santo è il luogo della sua morte".

"Pietro ha scelto di venire, morire e restare a Trevi". "Pietro è morto a Trevi e da qui non si muove". Ecc. ecc. Non ci fu nulla da fare.

I parenti, senza sentire ragioni, volevano indietro le spoglie del loro caro.

Avrebbero lasciato soltanto alcune piccole cose appartenenti al Santo, ma il corpo no, quello apparteneva a loro e la legge era dalla loro parte.

Per due giorni tutto il popolo di Trevi pregò davanti al sepolcro del Santo, prima che fosse portato via.

Purtroppo il giorno della traslazione a Rocca di Botte era arrivato.

Mentre i Roccatani caricavano su un carro addobbato di drappi e fiori la pre­ziosa urna contenente i resti del Santo, tutti intorno, presi da commossa devo­zione, i trebani si asciugavano le lacrime.

Il carro ormai pronto s'avviò lentamente.

Urla strazianti squarciavano l'aria. Era la disperazione di chi aveva avuto una grazia, di chi la invocava e di chi aveva trovato in Pietro la forza e la grazia per una vita migliore.

Davanti i Roccatani compostamente esultanti, dietro i Trebani piangenti. Ma il carro andava, andava lentamente via.

Scese verso le prime case del paese, verso la Madonna del Riposo, verso Orsani, lì dove Pietro aveva legato con fili di paglia tre lupi che terrorizzavano e infe­stavano il territorio di Trevi.

Una devota donna trebana suggerì di fare un momento di riposo e preghiera prima che i resti di Pietro lasciassero per sempre Trevi. Cosi fu.

Ma nel momento di riprendere il viaggio...

A ciel sereno, un portentoso lampo e un tuono assordante squarciarono il cielo. Una nube nera carica di grandine risaliva la vallata accompagnata da un rumo­re sordo via via più forte, portentoso, frastornante, impressionante.

Tutti cercarono di mettersi a riparo, qualcuno cercava di coprire il carro.

Ma la nube tempestosa avanzava inesorabile sospinta da un vento impetuoso. Tutti, presi dal terrore, erano ormai pronti al peggio.

Ma.... all'improvviso la nube nera si arrestò proprio al limitare del corteo.

Il cielo era diviso nettamente in due: a est verso Trevi sul cielo limpido e sere­no risplendeva un caldo sole. Ad ovest, in direzione del corteo, la nera nuvola, tra lampi accecanti e tuoni assordanti, scaricava pesanti ed impressionanti chic­chi di grandine, misti a ghiande di ferro.

Tutti, non sapendo cosa fosse, furono presi da sconcerto, paura e terrore.

Una donna trebana, una di quelle che più fortemente si era opposta alla trasla­zione del Santo, salì su un monterozzo e con voce decisa e squillante proclamò: "Questo è un miracolo di San Pietro che vuole restare a Trevi perché ora è Trevi la sua patria".

Ciò detto un lampo ancora più accecante ed un tuono più assordante squarcia­rono il cielo.

Era un segno divino. I Roccatani si guardarono in faccia e acconsentirono. Sì, forse era proprio così. San Pietro voleva restare a Trevi.

Improvvisamente i lampi e i tuoni cessarono, la pesante nube nera si dissolse. Il sole tornò a splendere sul cielo tornato tutto limpido e sereno.

Il corteo, tra Trebani osannanti e Roccatani delusi, invertì il cammino e tornò verso Trevi.

Le campane, da sole, suonavano a festa.

Da allora, comunque, Trebani e Roccatani si sarebbero scambiata una visita ogni anno per festeggiare insieme da fratelli e compari il loro comune Santo Protettore: San Pietro Eremita.


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