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Racconti
PIETRO IL TAMBURINO di Simona De Franceschi
Il lupo compare molto spesso nei racconti popolari, nelle fiabe, nelle leggende ecc. come simbolo della ingordigia, della voracità, del pericolo.
Anche a Trevi, il lupo è molto presente nei racconti popolari. Basta pensare al miracolo di S. Pietro che legò tre lupi che infestavano il territorio salvando il paese dal flagello.
Il lupo è presente anche nel racconto popolare "Pietro il tamburino trebano" che ora vi racconto:
Pietro si dolse molto quando il suo asino scivolò in un burrone e morì. Lo pianse quasi come un figlio.
Cosa poteva fare ora? Sarebbe stata dura senza l'asino andare a raccogliere la legna, andare in campagna per i lavori dei campi. Ma, pian piano, se ne fece una ragione. Spellò la bestiola e la spolpò, ne essiccò le carni facendone delle "coppiette".
E con la pelle, che farci?
"Idea!" disse Pietro "ne farò un tamburino".
E ce ne mise di tempo e di passione Pietro, per raschiare e pulire quella pelle d'asino. Ma ora, la pelle era bella, pulita, secca, vibrante. Proprio quello che ci voleva per costruire un bel tamburino.
E dopo tanto tempo e tanta passione, finalmente, il tamburino era pronto! Pietro provava un immenso piacere a percuotere il suo rudimentale strumento e, dotato com'era di uno spiccato senso e gusto musicale, pian piano imparò a suonarlo davvero bene, creando piacevolissime, armoniche ed allegre evoluzioni ritmiche.
Il suono del tamburino da Civita, dove Pietro abitava, risuonava fin giù verso la vallata portando a tutti gioia e allegria.
Non solo, perché il tamburino divenne per Pietro una fonte di guadagno e di vita perché ora tutti, nel suo paese e nei dintorni, chiamavano Pietro ad allietare feste e ricorrenze.
Un giorno Pietro, fu invitato a Vallepietra per allietare con il suo tamburino gli invitati a un matrimonio.
E mentre il corteo nuziale andava verso la Chiesa, il suono del suo tamburino richiamava la gente che lieta si affacciava dalla finestra per vedere gli sposi e per applaudire.
In Chiesa le percussioni scandivano i momenti più importanti della cerimonia,
In Piazza, dopo la funzione del matrimonio, accompagnava la ressa dei ragazzi durante il lancio dei confetti ecc...
Durante il pranzo chiamava i brindisi e scandiva i tempi alle continue richieste agli sposi di: "Bacio, bacio...!"
E poi quante richieste di bis!
Ma finalmente la giornata era terminata.
Era stanco, ma contento per aver vissuto una giornata straordinaria. Il sole ormai era calato all'orizzonte. Era ora di tornare a casa.
Si avviò con passo incerto, appesantito dalle abbondanti libagioni.
Oltrepassò Ponte Castello quando era ormai già notte, imboccò la strada che, costeggiando in salita Valle Cisterna, porta a Passo Croce e che tante volte aveva percorso in compagnia dei pellegrini diretti alla Santissima Trinità.
La luna piena, se da un lato illuminava la strada, dall'altra proiettava ombre paurose. Ma Pietro ci era abituato.
Ora la notte stellata e fresca aveva ridato vigore alle gambe di Pietro che camminava con passo svelto e sicuro.
Finalmente, dopo aver scollinato, decise di fermarsi un attimo per riprendere fiato. Seduto su una pietra, ripercorrendo con la mente la lunga giornata, si mise la mano in tasca raccogliendo e manipolando le monete ricevute come compenso del suo lavoro. Era contento, soddisfatto. Quando....
All'improvviso sentì avvicinarsi un fruscio prima leggero poi sempre più forte. Pietro si volta a destra, a sinistra, su, giù. Non vede nulla.
Ora il fruscio si sente più forte, più vicino. Si sente anche un respiro veloce, affannoso. Si volta. Vede un ombra poco lontana.
E' un lupo che, digrignando i denti, ulula feroce. I suoi occhi di fuoco riflettono la fioca luce della luna. La bestia feroce accenna passi felpati e calcolati per aggredire. Pietro si sente perso. Un brivido freddo gli sale per la schiena. Recita preghiere. Riprende e cammina con passi lenti, la testa rivolta indietro, inciampando di tanto in tanto sulle pietre che tappezzano il cammino.
Il lupo minaccioso lo segue. Ma il terrore e l'angoscia aguzzano l'ingegno. Pietro si ricorda di avere nella borsa carne, pane e tanto altro ben di Dio che s'era messo da parte, durante il pranzo nuziale, per avere il pasto pronto il giorno seguente.
Prende un pezzetto di carne, lo lancia verso il lupo che lo afferra ed ingurgita in un attimo.
Così Pietro, camminando quanto più in fretta può, ogni poco lancia un boccone all'insaziabile lupo.
Ma a uno a uno, i bocconi finiscono, ma il lupo ha ancora fame.
E ora, che fare?
Pietro, al sommo della disperazione e dell'angoscia, si ricorda di quando S. Pietro aveva liberato Trevi dai lupi.
Cammina con lenti passi, volta lo sguardo all'indietro, cammina...
Comincia a cantare un canto, un inno popolare di S. Pietro, un inno che racconta la vita del Santo e che solo pochi anziani ora ricordano, accompagnandosi con il tamburo.
Il lupo di strofa in strofa, pian piano, sembra diventare più mansueto fino a quando, quasi senza farsene accorgere, scompare nel nulla.
Dietro i monti cominciavano a comparire i primi segni dell'Aurora. Pietro finalmente era in vista di Trevi.
Sentì i rintocchi della campana che annunciava la Messa Prima. Si fece il segno della croce.
Ringraziò Dio, la Madonna, San Pietro e tutti i Santi. Era salvo! L'aveva scampata bella!
E ripensando alla paura, alla disperazione e all'angoscia per il pericolo corso, riflettè quasi ad alta voce:
"Fino a quando avranno e venereranno S. Pietro come loro protettore, i trebani non avranno nulla da temere dai lupi!".